
EDITORIALE – Vedete signori, la questione non è di quelle “usabili” politicamente. Il tema della sicurezza è centrale e trasversale e bisogna essere molto stupidi (credendo di essere politicamente dei geni) per trattarla con i guanti infami della propaganda. Viterbo è ancora un’isola felice se paragonata a molte altre città italiane. Lo dicono i numeri ma anche il percepito, almeno il percepito di chi conosce la situazione e l’aria che tira in giro.
Nel Paese Italia c’è un problema di degrado e di sicurezza nei tessuti urbani. Tutto lontano anni luce ovviamente da quello che accade a Medellin (Colombia), in Messico o in molte città della Nigeria o perfino nella potente Washington. Non sarà sfuggito ai più attenti che, nell’ultimo meeting con il presidente ucraino Zelensky, il presidente americano Trump, parlando alla stampa, ha speso più tempo mediatico a raccontare di quanto è stato bravo lui a Washington per la sicurezza piuttosto che del processo di pace. Ha parlato, a favore di cronisti, di come “prima del suo intervento” a Washington la gente avesse paura anche ad andare al ristorante la sera. Ecco, dobbiamo partire da queste informazioni per cercare di capire cosa sta accadendo.
Ci sono problemi internazionali di degrado e sicurezza. In Italia uno dei temi è lo scarso investimento, e dentro ci stanno governi di centro-destra-sinistra-pentastellati, nelle forze dell’ordine. Parliamo di persone straordinarie, non certo strapagate, che combattono ogni giorno come possono per garantire il rispetto sociale delle regole. Il problema è che sono pochi e con un sistema di leggi che è forse sbilanciato a garantire più i diritti individuali piuttosto che l’interesse generale. Il famoso “non facciamo in tempo ad arrestarli che già sono liberi”.
Recentemente una delegazione Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) è andata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere soldi con cui rinforzare i corpi di polizia locale. Ecco, anche la polizia locale dovrebbe essere una grande risorsa in campo per garantire la sicurezza e la vivibilità delle città. Purtroppo ci troviamo con poche persone, anche queste straordinarie, spesso avanti con l’età.
Quanto ci siamo trovati a registrare, come cronisti viterbesi, nelle ultime ore è raccapricciante. Lo sfogo di professionisti che lavorano nel quadrante di via Garbini, l’appello disperato che arriva addirittura dalla Biblioteca Consorziale. Sul quadrante via Garbini-viale Trento non c’è un problema, c’è un’urgenza. C’è una questione vera fatta di decine di persone che spacciano in strada, comodamente seduti sulle panchine pubbliche. Utilizzano le panchine della città come bancarella per lo spaccio di droga.
C’è l’immondizia per terra. E quando un padre porta sua figlia per “insegnargli” la possibilità straordinaria di prendere i libri che vuole in prestito, mettendo così un mattone importante per vincere la pigrizia dell’ignoranza, si trova a fare vivere un’esperienza straordinaria al proprio figlio ma immerso nella bruttezza.
Ora, signori cari che sedete a Palazzo dei Priori. Signori cari tutti, consiglieri di maggioranza e di opposizione, uomini e donne della giunta, sindaca. Ora dovete intervenire. In maniera massiccia, urgente. Lì c’è una valanga di fango e di inciviltà che ha sepolto un pezzo di città. Il fango dello spaccio di droga, il fango dell’abbandono di rifiuti, il fango del furto degli oggetti dalle auto di altri, il fango del non avere cura del business di altri e del pensare che sia legittimo piazzarsi davanti al portone d’ingresso dello studio di un medico e di un avvocato a rollare tabacco e bere.
Signori cari che sedete sugli scranni della sala d’Ercole vi abbiamo sentito più volte, ubriachi di politica, pronunciare parole come “la città l’abbiamo presa” oppure “questa volta la città la prendiamo noi”. No, eminentissimi signori, voi così la città l’avete persa o perlomeno rischiate di perderla.


















