

Treni lenti e rotti. Come la politica locale, lenta e inutile. Piove, letteralmente, sui 1000 pendolari viterbesi che utilizzano la linea Viterbo-Cesano-Roma, dimenticati dalla politica e costretti ad aprire gli ombrelli nei convogli durante gli ultimi acquazzoni che hanno colpito la Tuscia. “Questo – ha detto Luigi Tozzi del Mosp, il MOvimento Spontaneo Pendolari Viterbesi – è la dimostrazione che non è vero che tutti i problemi che abbiamo siano imputabili a RFI (che gestisce le linee ferroviarie, ndr), ma anche di Trenitalia (di cui sono le carrozze, ndr)”.
Non solo carrozze rovinate, ma anche e soprattutto ritardi, ritardi e ancora ritardi su una tratta già lenta. Situazione che ha spinto il Mosp a chiedere alla Regione Lazio di avere treni più veloci (clicca per firmare la richiesta). “Come nel 2001, treni con percorrenza di 1 ora e 5 minuti” invece di 1 ora e 40 minuti, che diventano almeno 2 con i ritardi quasi giornalieri di 20 e 25 minuti, se non di più. “Il problema – aggiunge Tozzi – è che la tratta per Roma via Cesano è stata trasformata da linea regionale in linea urbana, con la Capitale che decide gli orari e rallenta le corse dei pendolari”. Prima invece c’era una sorta di priorità per i convogli che quando arrivavano avevano la precedenza. E questo è l’ennesimo fallimento della politica locale.
Insomma, chiedo a Tozzi, siamo stati dimenticati? “Non siamo stati dimenticati, ma ci facciamo dimenticare. Altri comuni, come Vetralla, Oriolo Romano e Manziana – spiega – hanno ottenuto quello che chiedevano perché si presentavano agli incontri e battevano i pugni sul tavolo. Viterbo non è mai presentata, non ho mai visto né Michelini né prima di lui Marini”.
Il problema è che i ritardi sono sempre più frequenti e la malagestione è quasi imbarazzante. Basti pensare quel che è successo in queste settimane, oltre alla pioggia nei convogli. “Nei giorni scorsi un treno serale è arrivato con le porte rotte, in ritardo, poi la mattina dopo è ripartito così, sempre con le porte rotte, e si è fermato dopo pochi chilometri accumulando un altro ritardo di 1 ora”. Il problema è che non ci sono alternative. Con la macchina ci sono costi elevati e le strade sono un colabrodo. Se arrivi con l’autobus scendi a Saxa Rubra e il viaggio diventa più lungo di una attraversata oceanica.
Eppure avere treni più veloci per andare e tornare da Roma, almeno nelle fasce orarie di punta, potrebbe anche portare benefici al territorio: turismo, ma anche vendita di case di romani stanchi della vita nella Capitale. “Siamo stupiti poi – ha concluso il pendolare del Mosp – che i soldi che potrebbero servire per iniziare a potenziare la linea Fr3 siano invece dedicati al progetto della Civitavecchia-Capranica-Orte. Una ferrovia dismessa sulla quale a tratti c’è anche una pista ciclabile”.

















