

VITERBO – Chi crede che il Cristo fosse uno tutte carezze e bacetti ha frequentato male il catechismo. Chi crede che San Francesco sia stato un uomo mite che parlava agli uccellini può rifarsi leggendo un paio di libri seri sul Santo (può prenderli anche in prestito a viale Trento). Ieri, al Consorzio Biblioteche, abbiamo assistito a un momento di evangelizzazione. A lanciare il bastone il signor Paolo Pelliccia, che a dispetto di molte cose guida il popolo della Biblioteca e in questo momento parla a un certo spirito presente e vivo nel capoluogo della Tuscia.
Sappiamo che quanto stiamo scrivendo smuoverà molti stomaci, indispettirà, darà fastidio. Ne siamo certi perché da giorni riceviamo messaggi che cercano di farci cambiare rotta. Una cosa deve essere chiara: questo giornale non sta con Paolo Pelliccia. Non ne intendiamo costruire una cristologia. Però deve essere chiaro che questo giornale starà sempre con la città, con i viterbesi e quindi sta con la biblioteca e sostiene l’idea del Polo Unico ed è pronto a farlo in tutti i modi che ci saranno possibili.
In queste ore Pelliccia ha detto molte cose. Ha toccato tasti scomodi. Ma può la verità essere considerata scomoda? Possono uomini e donne per bene considerare davvero la verità un qualcosa di scomodo?
A noi il Pelliccia di ieri non è né piaciuto né dispiaciuto. Non ci è sembrato né il Grinch né Babbo Natale. Noi siamo rimasti impressionati, in tutte le accezioni a cui questo significante può rimandare. Ci ha impressionato la memoria del Commissario e la visione, la rete di relazioni e la schiettezza del coraggio. Ne abbiamo riconosciuto le fragilità e la forza.
“La Biblioteca serve a fare crescere una classe di cittadini”. Questo è il verbo. Neanche lui se ne è reso conto, perché la sua mente umana quando è arrivato a questa verità così potente stava facendo i conti con i fantasmi di una rettrice che non lo va a trovare (e farebbe bene a farlo come faceva Marco Mancini, con cui tutti sanno non abbiamo avuto grande rapporti ma il cui peso e carisma non facciamo fatica a riconoscere), con l’immagine delle minacce di morte ricevute, con la battaglia che ha fatto per liberare uno spazio di mille metriquadri affaccio Piazza del Teatro dato in affitto per anni a 82 euro al mese, con il dolore di 900mila euro presi dalle tasche dei viterbesi e messi pari pari nelle tasche di quel fortunato che aveva messo in affitto per l’emeroteca gli spazi di Porta Murata.
Pelliccia ha deciso di liberarsi di questi dolori per superarli, ha deciso di metterli sul tavolo della città per liberarla dalle sue colpe. Insomma ha messo tutto sull’altare dell’opinione pubblica. E il “lumen”, la luce alzata davanti a tutti è nella frase “la biblioteca serve a fare crescere una classe di cittadini”.
E così, da questa prospettiva più complessa e più intelligente, vediamo pienamente il messaggio di Natale del Commissario: “Ognuno ha le sue colpe (Pelliccia si è anche battuto il petto delle sue) ma dobbiamo fare il Polo Unico per fare crescere la città”. E’ stato indulgente sulla sindaca Frontini, anzi l’ha difesa da quanti vorrebbero buttargli addosso tutte le croci, e ha acceso la luce su alcuni della maggioranza per cui la biblioteca non sarebbe una priorità. Lo stesso ha fatto con la Provincia. A ben guardare non ha neanche parlato male dell’Unitus, anzi lui la cerca perché ne riconoscere l’importanza strategica ma non può tacere davanti a chi dall’altra parte pensa forse che la biblioteca sia “il circolo del golf”.
Un messaggio di Natale, di pace pura. E la pace non si fa mai con i bacetti ma sempre con la franchezza. E soprattutto la pace si fa mettendo al centro e condividendo un sogno. Lui lo chiama Polo Unico ma sbaglia. Il vero sogno, il vero lumen, è “fare crescere una classe di cittadini”. Il Polo unico è il mezzo. Senza andare in questa direzione Viterbo sprofonda nelle tenebre di chi si approfitta e prende in affitto spazi pubblici importanti a 82 euro al mese, quando una famiglia per un appartamento dignitoso ne deve pagare 700; nelle tenebre di chi crea un bisogno (l’emeroteca esterna a Porta Murata) per dare a qualcuno 900mila euro e poi non ci sono i soldi per sistemare le scuole; nelle tenebre di una rettrice su cui tutti noi abbiamo fatto confluire le migliori speranze ma sbaglia a non considerare la Biblioteca. I vari Grinch così dipinti avranno l’occasione di capire l’errore e insieme potranno sedere al tavolo di Natale (proprio come racconta il finale della storia del Grinch in effetti), per costruire il Polo Unico e la classe di cittadini di cui Viterbo ha bisogno per Rinascere. Buon Natale.

















