
H5N1, si chiama così il virus dell’influenza aviaria. Nella Tuscia non risultano al momento casi, anche se è di fatto un territorio sorvegliato speciale per l’alto numero di allevamenti di polli e galline presenti. Nonché per la presenza di vaste aree habitat per gli uccelli selvatici.
In queste ore è stato registrato un focolaio di influenza aviaria in Toscana, in un piccolo allevamento familiare nel Pisano, precisamente a San Giuliano Terme. “Una positività è stata riscontrata, da parte dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, a seguito dei campionamenti effettuati dopo la morte di alcuni polli e galline – scrive in una nota Asl Toscana -.
Sono state immediatamente attivate tutte le procedure di biosicurezza previste per il contenimento dell’infezione e la tutela della salute pubblica. In particolare – si spiega – sono previsti l’abbattimento degli avicoli presenti nell’allevamento infetto e un controllo di tutti gli allevamenti presenti nel raggio di tre chilometri, per verificare che la malattia non si diffonda nel territorio. Altre verifiche a campione verranno effettuate nel raggio di 10 chilometri. Al momento non si registrano altri contagi. Sono stati messi sotto sorveglianza, a scopo precauzionale (il rischio di trasmissione all’uomo è estremamente basso), i componenti del nucleo familiare interessato. L’Asl precisa anche che dal piccolo allevamento non sono uscite nell’ultimo periodo né uova né carne avicola”.
Già nel 2023, in un articolo del Messaggero di Viterbo, troviamo queste dichiarazioni da parte degli esperti Asl locale: “L’alto numero di allevamenti avicoli, specie a carattere intensivo, nel territorio della provincia di Viterbo, oltre alla consistente presenza di altre specie animali domestiche allevate e di specie animali selvatiche, sono tutte condizioni favorenti possibili salti di specie e mutazioni virali, tali da costituire un pericolo per la salute umana maggiore che in altre parti del territorio nazionale e anche per far fronte ad eventuali focolai di influenza aviaria negli animali domestici e di allevamento”.
E infatti proprio dal 2023 nel Viterbese è stata attivata l’unità di crisi locale contro le emergenze pandemiche. Serve a monitorare lo stato di salute dei volatili e predisporre tempestive azioni di contenimento in caso di necessità.
L’aviaria non fa dormire sonni tranquilli, perché il timore a livello mondiale è un possibile salto del virus che possa diventare trasmissibile da uomo a uomo. Fatto che determinerebbe l’insorgere di una nuova pandemia, dopo quella vissuta con il coronavirus Covid-19.


















