
IL PUNTO DI VISTA – Ha ragione Davide Brandi (leggi qui) a lamentare l’approssimazione con cui vengono tuttora accolti gli spettatori del
Trasporto della Macchina di S. Rosa. Quella gente che continua a salire sulla fontane, nonostante i divieti, sono il segnale di un bisogno di spazio che non c’é. E pensare che negli anni Sessanta, complice una contestazione dissacrante, i giovani la sera del 3 settembre sparivano dal centro storico; oggi nelle piazze apparecchiano accampamenti già due giorni prima dell’evento.
Perché il Trasporto oggi è vissuto come evento, cioè – recitano i dizionari – come un fatto memorabile, un avvenimento di grandissima importanza degno di essere vissuto fino in fondo e di essere ricordato. Se le strategie sono quelle di usare il Trasporto per incrementare il valore e l’appeal turistico-culturale di Viterbo, è chiaro che dobbiamo aspettarci un afflusso sempre più massiccio di spettatori, specie di spettatori forestieri che ovviamente hanno bisogno di lumi.
Senza trovare spazi adeguati, anzi sbattendo contro una sostanziale approssimazione organizzativa, come lamentavano l’anno scorso alcuni turisti forestieri sballottati dalla folla quasi senza essere riusciti a vedere il passaggio della Macchina. E ha ragione la Sindaca Frontini quando sottolinea, alle autorità che si occupano di ordine pubblico, che il Trasporto non è un concerto rock, non si tiene in uno stadio, ed è piuttosto una manifestazione spettacolare ma anche di profonda fede che non può essere trattata limitando e soffocando la partecipazione popolare, parte integrante dell’evento.
Oddio, ci sono le leggi attuali che impongono a un Prefetto di dare certe indicazioni e a un sindaco di emanare certe ordinanze; ma ci sono anche le esagerazioni del fresco passato, capaci di innescare persino una reazione spontanea di protesta tra i facchini, che avevano perso i contatti con la folla tradizionalmente assiepata lungo il percorso. Certo, oggi si rischia anche con le imprese di lupi più o meno solitari affamati di distruzione della mitologia europea.
E tuttavia, è necessario reimmaginare la presenza del pubblico lungo il percorso. Il fascino del Trasporto passa anche dal fatto che la Macchina si incunea tra le vie strette e abbuiate del centro storico, il che non facilita certo la sua fruizione in strada. Qualcuno ha agitato la soluzione via Marconi (peraltro praticata qualche tempo fa in via straordinaria), che però è un insulto all’identità, alla peculiarità e alla tradizione del Trasporto stesso.
Le soluzioni sono altre. Intanto ricorrere a un più ampio uso di tribune nelle piazze, a S. Sisto, a Fontana Grande, a piazza del Plebiscito, a piazza delle Erbe e a piazza Verdi. Le tribune ancor più delle sedie danno ordine, in un certo senso salvaguardano anche le fontane; inoltre razionalizzano le vie di fuga. I posti di tribuna vanno venduti con un sistema professionale di prenotazione online, non incentivando i bivacchi
notturni. Ma se i viterbesi fossero meno castroni, farebbero anche a gara nel vendersi, la sera del 3 settembre, le finestre e i balconi delle loro abitazioni, come fanno intelligentemente altrove. C’è un chilometro e mezzo di finestre e balconi a disposizione, probabilmente non meno di tremila posti potenziali.
E, tutto sommato, non disdegnerei le sedie private lungo via Garibaldi e via Cavour, se fossero regolamentate nella loro distribuzione e nella loro fruibilità temporanea. Tutto ciò esige spirito organizzativo, professionalità, capacità di controllo, flessibilità mentale; doti che a Viterbo forse non mancano, ma sono tenute stranamente ben nascoste…

















