

VITERBO – Dire che corso Italia e piazza della Rocca potranno diventare maggiormente pedonali tra cinque o dieci anni sembra una scelta prudente, soprattutto quando la sindaca Chiara Frontini precisa che prima dovranno essere potenziati il trasporto pubblico e i sistemi di sosta, ed è difficile contestare il principio, perché chiudere una strada senza offrire un’alternativa a chi deve raggiungere il centro sarebbe un modo sbagliato di intendere la mobilità sostenibile. Il problema è un altro, cinque o dieci anni in politica sono un tempo enorme, dentro quell’arco temporale cambierà certamente il quadro amministrativo della città e il PUMS stesso, che ha un orizzonte decennale, deve essere sottoposto ad aggiornamento almeno ogni cinque anni.
È qui che il ragionamento dovrebbe diventare più concreto.
Se Viterbo ritiene che il proprio centro storico debba progressivamente liberarsi da una parte delle automobili, la scelta non può essere consegnata semplicemente a una previsione scritta per il 2031 o il 2036, bisogna costruirne adesso le condizioni materiali, progettando parcheggi di attestamento realmente capienti fuori dal cuore storico, ricorrendo dove tecnicamente possibile a strutture interrate o in silos per evitare di consumare altro spazio, e collegandoli con piccole navette elettriche frequenti, accessibili e affidabili, capaci di trasformare il parcheggio esterno nella vera porta d’ingresso alla città.
Non è neppure un’idea estranea ai programmi già presentati dall’amministrazione, perché il programma amministrativo indicava espressamente la realizzazione di parcheggi, anche interrati, per migliorare l’accessibilità al centro storico. La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto quando chiuderemo qualche altra strada alle automobili, ma quando cominceremo a realizzare le infrastrutture senza le quali quella chiusura continuerà a essere rinviata.
Anche perché la pedonalizzazione non è necessariamente nemica del commercio, convinzione ancora molto radicata ogni volta che si prova a togliere qualche posto auto davanti a una vetrina. Uno studio pubblicato sulla rivista Cities, basato sui dati commerciali di diverse città spagnole, ha rilevato vendite tendenzialmente maggiori negli ambienti pedonalizzati rispetto a quelli non pedonali, mentre un’altra ricerca condotta sui distretti commerciali di Napoli ha registrato una maggiore disponibilità degli esercenti a localizzarsi vicino alle zone pedonali.
Non significa che qualsiasi pedonalizzazione produca automaticamente ricchezza, significa però che l’equazione meno automobili uguale meno clienti è troppo semplice e spesso sbagliata.
Roma, Orvieto e moltissime altre città mostrano da tempo che parti importanti dei centri storici possono vivere senza essere attraversate continuamente dalle automobili, perché il valore di quei luoghi nasce proprio dalla possibilità di camminare, fermarsi, guardare una vetrina, prendere un caffè, entrare in un negozio, continuare verso una piazza e trascorrere più tempo dentro la città.
Viterbo non può competere con un centro commerciale sul numero dei parcheggi davanti all’ingresso, può invece competere sulla bellezza, sulla storia, sull’esperienza urbana che nessun centro commerciale potrà mai riprodurre.
Ma proprio per questo bisogna rendere facile arrivarci. Il visitatore che viene dalla provincia non deve necessariamente entrare con l’automobile dentro le mura, deve però sapere che può lasciare la macchina in un parcheggio sicuro e capiente e che dopo pochi minuti passerà una navetta che lo porterà in centro, lo stesso vale per chi viene da Roma o da Orte, mentre residenti, anziani e persone con difficoltà motorie devono poter contare su regole specifiche, fermate vicine e mezzi realmente accessibili.
Questa è la differenza tra pedonalizzare e semplicemente chiudere una strada. Ed è anche il motivo per cui rinviare di cinque-dieci anni non basta. Un futuro sindaco potrà avere altre priorità, un’altra maggioranza potrà rivedere il piano, nuove condizioni economiche potranno spostare ancora più avanti gli interventi, perché i PUMS non sono tavole della legge immutabili, sono strumenti di pianificazione sottoposti a monitoraggio e aggiornamento.
Se invece nei prossimi anni Viterbo avrà già progettato e finanziato parcheggi capienti, realizzato collegamenti elettrici efficienti e riorganizzato l’accessibilità al centro, chi amministrerà dopo troverà una strada molto più difficile da invertire, non perché qualcuno gli avrà imposto una scelta politica, ma perché la città avrà finalmente costruito le alternative necessarie.
La gradualità ha senso quando è un percorso, molto meno quando diventa attesa. Per questo la questione non è decidere oggi se mettere una transenna in più a corso Italia. La questione è decidere quale centro storico vogliamo tra dieci anni e cominciare a costruirlo domani mattina, perché se aspettiamo dieci anni per creare le condizioni, tra dieci anni rischieremo semplicemente di sentirci dire ancora una volta che le condizioni non ci sono.

















