Paolo Pelliccia: "Quest'anno rimetteremo in vita l'Accademia degli Ardenti, Viterbo recupera 500 anni di storia"
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VITERBO -Riportare in vita l'Accademia degli Ardenti. Paolo Pelliccia fa un passo in avanti e proietta la città di Viterbo nel futuro facendola riappropriare del passato. 

VITERBO -Riportare in vita l’Accademia degli Ardenti. Paolo Pelliccia fa un passo in avanti e proietta la città di Viterbo nel futuro facendola riappropriare del passato. 

“Questo 2020 che da poco si è aperto rappresenterà per la Biblioteca un annus mirabilis sia sul piano della programmazione degli eventi, ma soprattutto per un atto che abbiamo ritenuto doveroso compiere, e al quale vi chiamo sin da subito alla maggior adesione e partecipazione possibile – così il commissario straordinario del Consorzio Biblioteche -. Con il rischio di essere tacciati di essere a-temporali: abbiamo deciso di rimettere in vita l’Accademia degli Ardenti, un istituto culturale fondato nel 1502 e che cessò di esistere alla fine dell’Ottocento, che ha caratterizzato in maniera straordinaria la storia culturale di Viterbo, accompagnandola nella crescita culturale e nell’ammodernamento scientifico.

Perché rivitalizzare oggi un’istituzione soppressa da quasi centocinquanta anni? Ce lo siamo chiesti, e la risposta l’abbiamo trovata nell’estrema necessità della Tuscia – e più in generale dell’Italia tutta – di riappropriarsi di quanto il passato ci aveva tramandato e non siamo stati in grado di tutelare, far vivere e far evolvere. Viterbo già nel 1502 poteva contare su una istituzione accademica indipendente dai condizionamenti politici e completamente votata alla diffusione della cultura letteraria e scientifica. La nuova Accademia partirà proprio da queste basi per costruire il suo percorso nel ventunesimo secolo, e siamo certi che la vostra adesione alle attività della stessa sarà massiccia, perché è impossibile non percepire la portata rivoluzionaria del voler propagare, favorire, indirizzare il presente e il futuro culturale del nostro territorio”.

Intanto dal 6 marzo al 29 maggio quindici grandi ospiti raccontano libri, poesia, storia. Accadrà tutto in quello spazio importante che è il Consorzio Biblioteche. 

“Non mi è mai piaciuto sbandierare alcunché, e non inizierò a farlo da oggi e in questa sede – continua il commissario Pelliccia -. La Biblioteca Consorziale di Viterbo è di fatto divenuta un polo culturale, capace di aggregare, propagare e produrre essa stessa cultura, il tutto gratuitamente.

Il successo riscosso dall’appena concluso programma dell’Elogio della Poesia 2019/20, ci ha commossi e incoraggiati a proseguire su questa linea. I nostri utenti sono abituati allo stile compassato, alla poca propensione all’au- tocelebrazione, ma loro stessi sono il motore primo della Biblioteca, e il principale volano e la rappresentazione plastica dei nostri successi.

Debbo infatti un ringraziamento particolare proprio a tutti gli utenti, a quelli assidui, ai tesserati, ma anche a quelli occasionali: senza una risposta decisa da parte del pubblico, senza un’adesione costante alle nostre iniziative, non solo l’offerta si sarebbe immancabilmente arenata, ma nessuno avrebbe mai potuto capire quanto siamo in grado di offrire e quanto l’idea stessa di Biblioteca sia necessaria nella nostra quotidianità. 

Il programma di incontri che sono qui a presentare non è stato pensato come una serie di conferenze, ma al contrario, come una serie di possibilità, possibilità per ognuno di confrontarsi con un letterato, con un libro, con un’opera del presente o del passato, con il fluire di un pensiero filosofico, letterario o anche solo con l’ascolto di una singolare esperienza di vita o di cultura. Siamo sicuri che questo primo ciclo di iniziative del 2020 segni un nuovo inizio per la Biblioteca Consorziale di Viterbo, un ciclo che culminerà con la restituzione al pubblico di uno spazio completamente rinnovato a livello identitario: la Biblioteca Comunale degli Ardenti e le sale di Palazzo Santoro.

In conclusione sento il dovere di alcuni ringraziamenti: primo fra tutti quello rivolto a coloro che daranno vita a questa serie di incontri, ovvero agli autori, che metteranno a nostra disposizione il loro tempo, il loro pensiero e la loro voglia di comunicarcelo. Debbo inoltre porgere un ringrazia- mento sincero ai partner che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto, affiancando- ci con aiuti dei quali siamo particolarmente grati. Inoltre non può mancare una menzione allo staff e ai dipendenti della Biblioteca, che come sempre ha aderito con entusiasmo e partecipazione”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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