
VITERBO – La fontana di Pio II, un pezzo del patrimonio storico-artistico della città da ricomporre. Molti neanche sapranno di cosa stiamo parlando ma quando avranno finito di leggere saranno d’accordo su un fatto: è ora di recuperare la “fontana dimenticata”.
Per tanti viterbesi è comune definire il capoluogo della Tuscia una città medioevale. Ciò è sicuramente vero e la testimonianza rappresentata da San Pellegrino è sicuramente un qualcosa di forte e caratteristico. Ma nel centro storico viterbese c’è di più, vive nascosta sotto l’indifferenza una stupenda città rinascimentale. E’ lì sotto gli occhi di tutti ma quasi nessuno se ne rende conto.
Non è raccontata, non è valorizzata, insomma c’è ma è come se non esistesse. E ci sono pezzi di questo volto di Viterbo lasciati nell’abbandono che somigliano tanto a delle carcasse svuotate di senso, che sono state in qualche modo lasciate nell’oblio.
La fontana di Pio II è un esempio. Siamo a porta San Pietro. Prima di entrare la porta è visibile una fontana, puntualmente piena di melma. Quello in realtà è il vascone della fontana che ci interessa e che si trova subito dentro le mura.
E’ possibile riconoscerla perché oggi sta dietro a una transenna da cantiere. Oltre la transenna c’è la fontana voluta dal papa che regalò a Viterbo la grandiosa processione scenica del Corpus Domini del 1462. Riportare dentro le mura il vascone e rimettere in funzione l’acqua significherebbe recuperare “la fontana perduta” del centro storico.
Un’azione di miglioramento della qualità degli spazi urbani in un quadrante del centro che sta sprofondando nel degrado. Recuperare almeno la fontana e togliere da quel lato una parte delle decine di transenne che fanno scempio di via San Pietro potrebbe essere un segnale di attenzione importante.



















