
EDITORIALE – Per fare una città seria serve una classe dirigente seria. La piccolezza di cui è prigioniera Viterbo è in fondo questa assenza, la mancanza di gente di livello. La piccolezza è dominante, come la gramigna che tutto infesta. Invidie, gelosie, ripicche, ignoranza, zero voglia di studiare, niente voglia di faticare sono i canoni del comportamento medio.
E in questo stagno a tenere banco sono le solite trite e anche francamente tristi armi di distrazione di massa “dell’erba alta” e della buca”. Chi scrive lo ha fatto tante volte. Ha sprecato del suo tempo per raccontare “foreste equatoriali” cresciute nei vari angoli di Viterbo. Chi scrive aveva anche dato vita, ormai dieci anni fa, a una rubrica “fotobuca”. Mettevamo la foto, le dimensioni delle voragini e ci scrivevamo sotto qualche riga a effetto e bella carica come il sugo che fanno in qualche osteria di quart’ordine.
Quindi spezzo una lancia a favore di chi scrive in questa città, perché i giornali vanno riempiti. E non è facile trovare notizie in un posto dove il più delle cose resta fermo. Che poi i giornali evidenzino i problemi dei cittadini è una delle funzioni della stampa e certo erba alta e buche non migliorano la qualità di vita delle persone.
Però quando a fare surf nella cloaca massima dell’erba alta e della buca è la classe politica allora un po’ di sconforto arriva. Perché chi fa politica in questa città, anche dai banchi dell’opposizione, dovrebbe avere chiaro che è poco sensato puntare a “smerdare” su schiocchezze chi amministra. Sarebbe meglio studiare, impegnarsi, proporre progetti che abbiano un senso. Senza tentare di fare troppo i fenomeni però, specie quando nel proprio armadio di progetti flop sono rintracciabili a decine.
Come non ricordare gli stalli dei parcheggi con i sensori che poi sono saltati o la cartellonistica turistica in inglese maccheronico? Tenere nel tritacarne l’amministrazione spingendola a perdere tempo su quanti centimetri di erba ci sono a destra e a sinistra del centro storico o su quanto è profonda la buca in via Pincopallo è antipolitica. Nella nostra non proprio corta memoria di cronisti del quotidiano ricordiamo quando in consiglio comunale parlavano personaggi del calibro di Nando Gigli e Ugo Sposetti. Oggi facciamo fatica a ricordare i nomi di chi parla e quando almeno il nome lo ricordiamo ci risulta difficile capire il senso delle “battaglie” che fa. Non sempre sia chiaro, ma spesso.
Allora va bene, e bravi, che si parli di asili nido. Perfetto che si cerchi di portare sul tavolo della discussione un sapere, una competenza acquisita. Meno bene quando si cerca di affossare il valore di un’iniziativa culturale chiedendo i numeri degli ingressi. In base ai numeri di ingresso andrebbero buttati nell’indifferenziato interi musei italiani. Quello di piazza Crispi per primo. E soprattutto basta di parlare di buche ed erba alta. L’illusione è che sia una buona pastura per gli elettori ma in realtà è solo veleno. E a forza di avvelenare si arriverà al punto che le urne saranno tristemente vuote come le assemblee di condominio.


















