
EDITORIALE – Viterbo è una città ferma al palo. Eppure negli ultimi trenta anni sono stati fatti diversi passi in avanti, anche se non con la forza e la visione funzionale a trasformare la città. Il problema più grosso, lo diciamo rivolgendoci a Chiara Frontini e Alessandra Troncarelli, sono i cittadini.
Sì, avete capito bene. Gli stessi a cui vi rivolgete per avere il voto sono i peggiori nemici della città. Non tutti, è chiaro, ma diversi. E quei diversi, essendo in realtà numericamente tanti, sono all’origine di ogni problema e continueranno a esserlo. Almeno fino a quando esisterà una politica molto piccola che non è percepita da chi la esercita come arte di governo di un territorio ma soddisfazione dei brontolii di più pance possibili.
Diventare sindaco non è altro che l’inizio di un percorso, non un punto di arrivo. Da quel momento in poi bisognerebbe governare e non essere governati per paura di perdere consenso. Auguriamo al prossimo sindaco di sapere fare essenzialmente una cosa: “governare contro la città”.
C’è bisogno di stroncare in maniera netta il cancro che tutto uccide: fare contenti i più “piagnucolosi”, i “battitori di piedi”, “gli strilloni”, i campioni “degli affari propri in barba alla visione di città e della crescita e del bene comune”. Governare contro la città significa organizzare le zone della movida per dare respiro, perché per stare stesi c’è tanto tempo una volta raggiunto San Lazzaro e una città ha bisogno di vivere, significa fare sperimentazione su una chiusura graduale del centro storico perché uno dei motivi per cui sta morendo è proprio la mancata pedonalizzazione ragionata. Significa fare infrastrutture come i parcheggi sotterranei, costruire un sistema integrato di parchi e giardini veri, sostenere iniziative e un tessuto culturale nonostante le lagne di chi pensa di essere il centro del mondo e invece è una mezzasega.
Vi auguriamo di governare contro la città scegliendo i migliori per gli incarichi e non gli amici degli amici o peggio ancora i “signori dei voti”. Governare contro la città significa dire chiaro che non siamo grandi né belli né i migliori. Significa dire la cosa più vicina alla verità oggettiva ossia che Viterbo è una città mediocre, con un potenziale possibile ma con un lavoro durissimo da macinare per i prossimi dieci anni almeno.
Se chi farà il sindaco non saprà governare contro la città, costruire sistemi dove cambiare la mentalità e rivoluzionare davvero allora avremo perso tutti altri cinque anni.


















