Pala Expo: in due mesi aperto solo poche ore, doveva essere un punto di riferimento
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La struttura per la durata dell'Expo milanese doveva essere il punto di riferimento per il Lazio per la promozione delle eccellenze e le specialità del territorio, ed essere sede di iniziative per la valorizzazione dei prodotti enogastronomici

Annunciato con tutti i clamori del caso, il Pala Expo di Viterbo è rimasto aperto solo poche ore. Sono passati più di due mesi da quel 25 aprile quando il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, insieme al sindaco Leonardo Michelini, all’assessore all’Expo Giacomo Barelli e all’immancabile onorevole Giuseppe Fioroni, ha tagliato il nastro del Pala Expo, situato nell’ex Mattatoio di Valle Faul.

Da quel giorno, riposati i calici e finito il giro turistico, i portoni del Pala Expo sono rimasti per lo più chiusi. Con difficoltà infatti abbiamo trovato traccia di quanto annunciato e per la precisione si è trovata una sola riga che ne parla ed in particolare in merito a una visita dell’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia Li Ruiyu il 12 maggio.

Secondo le intenzioni, lo spazio, “bellissimo e vivo”, come lo definisce la Regione Lazio (qui), doveva essere “un vero e proprio punto di riferimento per tutto il Lazio. Una bella struttura – ancora la Regione Lazio – per promuovere le eccellenze e le specialità del territorio in vista dell’Expo che sta per iniziare a giorni”.

Per sei mesi questi spazi dovrebbero essere sede di iniziative per la valorizzazione dei prodotti enogastronomici, per la promozione di aziende locali. Un luogo, era stato annunciato così, che doveva mostrare il meglio della tradizione enogastronica viterbese ai turisti stranieri che dovrebbero arrivare in questi sei mesi (tra il 1° maggio e il 31 ottobre, proprio come l’Expo di Milano). Un terzo del tempo è passato e ciò non è avvenuto.

La struttura è stata ristrutturata autonomamente dalla Fondazione Carivit prima dell’ipotesi Pala Expo.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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