
Il premier Renzi ha promesso un taglio di 10 miliardi all’Irpef. Mica spiccioli. Ancora non sappiamo se riuscirà a farlo davvero e il dubbio è legittimo dopo 20 anni di promesse alla Berlusconi finite per diventare delle barzellette (ricordate il milione dei posti di lavoro?). Renzi, per quanto discutibile secondo diversi punti di vista, ha comunque un merito innegabile, almeno fino ad ora: quello di aver imposto, fino ad ora con il suo carisma più che con i fatti, una accelerazione (quantomeno) mentale alla politica abituata a rimandare e riflettere, riflettere e ancora riflettere per poi decadere nel momento più bello, sempre, quello del fare. E allora la speranza è che dopo il rimpasto questo messaggio colga in pieno l’amministrazione di Leonardo Michelini che fino ad ora è riuscita solamente a far arrabbiare per l’approssimitività con cui ha proceduto. Ha regalato alla città una immagine di giunta sgiunta, dove ognuno gioca da solo e nessuno opera in sinergia. E allora (per la serie dei consigli non richiesti) per cambiare marcia servirà agire. E farlo in un’ottica di sistema, con passi rapidi, incisivi, ma concertati e non isolati.


















