

VITERBO – C’è un momento in cui un progetto culturale smette di essere “solo” un appuntamento in calendario e diventa, per la città che lo ospita, un abito buono da indossare. Quello delle grandi occasioni. Ombre Festival, arrivato alla sua settima edizione, sembra aver raggiunto quella soglia di maturità che trasforma le ambizioni in “status”.
Non è più soltanto la sfida di un gruppo di poliziotti – nati per smontare pregiudizi e raccontare il volto umano della divisa – ma è diventato un motore che attira l’attenzione dei pesi massimi dell’editoria e della cultura italiana. Lo dice, con l’orgoglio di chi ha visto crescere la propria creatura, il direttore artistico Alessandro Maurizi: “Gli operatori culturali e la grande editoria ora ci conoscono, vogliono fare progetti qui”.
Il salotto nazionale
L’obiettivo è dichiarato, ambizioso, quasi sfacciato nel suo ottimismo: trasformare Viterbo in un salotto nazionale. La settima edizione non si accontenta di una toccata e fuga, ma allunga il passo. Dal 5 luglio al primo agosto il capoluogo, con una preziosa appendice a Tuscania dal 18 al 26 luglio, si prepara a un tour de force di riflessioni e dibattiti.
La macchina organizzativa poggia su un budget che supera di poco i 100mila euro, di cui 50mila a carico del Comune di Viterbo (in attesa del passaggio formale in Consiglio). Pochi per la mole di lavoro, molti se si pensa a quanta sostanza viene distillata tra il cortile di Palazzo dei Priori, piazza del Gesù e la suggestiva cornice di San Lorenzo.
I nomi e l’ombra della verità
Il cartellone scorre come una rassegna della classe dirigente e dell’opinione pubblica del Paese. Si va dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Bruno Vespa, dalle provocazioni di Giuseppe Cruciani alle analisi di Pietro Grasso. E ancora: Alessandro Di Battista, Stefano Bonaccini, Emanuele Filiberto di Savoia, Michele Emiliano e Luca Palamara.
Ma il cuore pulsante del festival, quello che batte più forte, resta il filo rosso della legalità. È qui che il racconto si fa crudo, necessario. Ombre Festival porta sul palco – o meglio, in connessione da un “altrove” segreto e protetto – la testimonianza della pentita più importante della ‘Ndrangheta. Un momento di verità che squarcia il velo del dibattito salottiero per riportarci alla realtà profonda del Paese.
Oltre la divisa
Il richiamo alle origini è costante. Maurizi non dimentica il “modello francescano” con cui tutto è iniziato: “Volevamo essere qualcosa per la società, oltre la nostra divisa”. È un’identità che si è fatta progetto nazionale, una scommessa che oggi guarda al futuro: “Io sogno che, se un domani smetteremo, il progetto andrà avanti. Un programma come il nostro non ce l’ha nessuno”.
Viterbo, insomma, si prepara. Le piazze sono pronte ad accogliere le “Ombre” che diventano luce, in un festival che cerca di non essere solo vetrina, ma scossa per le coscienze di una comunità che ha voglia di misurarsi con la grande storia e le cronache del presente.




















