Oltre la retorica di settembre: la vera crisi dell'istruzione tra disuguaglianze e tagli
oppo_2
800 Monastero
Alla scuola chiediamo di correggere disuguaglianze economiche, povertà culturale, fragilità familiari e isolamento territoriale, ma continuiamo a negarle le risorse necessarie, lasciando che siano genitori, insegnanti e ragazzi a coprire ciò che manca.

IL DOMENICALE – Ogni settembre la politica celebra l’apertura dell’anno scolastico con discorsi solenni, visite negli istituti e fotografie accanto agli studenti; poi, spente le telecamere, torna a considerare la scuola una macchina amministrativa da mantenere in funzione al minor costo possibile, affidandosi alla disponibilità degli insegnanti, alla pazienza delle famiglie e alla capacità dei ragazzi di adattarsi. Le parole cambiano — si parla di merito, innovazione, inclusione, orientamento e futuro —, ma la sostanza rimane quella di un sistema al quale viene chiesto di riparare tutte le fratture della società senza consegnargli gli strumenti necessari per farlo, come se bastasse aggiungere una nuova responsabilità alle scuole per trasformarla automaticamente in un servizio realmente garantito.

La scuola dovrebbe ridurre la distanza tra chi nasce in una casa piena di libri e chi cresce senza averne quasi mai aperto uno, tra il ragazzo accompagnato e quello lasciato solo, tra chi possiede un computer, una buona connessione e genitori capaci di aiutarlo e chi deve studiare in condizioni difficili; dovrebbe inoltre assicurare agli alunni con disabilità insegnanti stabili, assistenza, trasporto e spazi accessibili, offrendo ai giovani dei piccoli comuni della Tuscia opportunità paragonabili a quelle disponibili nei centri maggiori. Tutto questo viene proclamato nei documenti ufficiali, mentre nella realtà una parte crescente del compito viene trasferita sulle famiglie, che pagano libri, strumenti, ripetizioni e spostamenti, interpretano procedure, inseguono servizi e riempiono con il proprio tempo i vuoti lasciati dalle istituzioni.

Chi dispone di denaro compra ciò che manca; chi possiede un buon livello culturale comprende circolari, orienta le scelte, dialoga con gli insegnanti e accompagna il figlio nella costruzione del futuro; chi non ha né risorse economiche né strumenti culturali rischia invece di rimanere ai margini senza che nessuna norma formalmente lo discrimini. È una selezione silenziosa e proprio per questo più pericolosa, perché permette al sistema di attribuire al merito individuale risultati prodotti anche dalle condizioni di partenza, trasformando privilegi familiari in qualità personali e svantaggi ereditati in presunte mancanze di impegno.

Lo stesso meccanismo colpisce gli alunni con disabilità, celebrati nelle dichiarazioni sull’inclusione e poi costretti troppo spesso a cambiare insegnante di sostegno, attendere l’assistente, frequentare edifici non pienamente accessibili o dipendere dai genitori per raggiungere la scuola. Quando un bambino perde ore di istruzione perché un servizio arriva tardi, non siamo davanti a un semplice disguido burocratico: qualcuno gli sta sottraendo un diritto che non potrà essere restituito con una determina successiva, mentre la sua famiglia viene obbligata a diventare contemporaneamente trasportatore, assistente, consulente legale e controllore dell’amministrazione.

Nella Tuscia le distanze, la dispersione degli abitanti, la debolezza dei collegamenti e il ridimensionamento degli istituti aggravano ogni problema, trasformando il luogo di nascita in una variabile educativa. La scelta di un indirizzo può dipendere dagli autobus disponibili, la continuità di un progetto dalla sopravvivenza di un plesso, la partecipazione di un ragazzo con disabilità dalla capacità della famiglia di organizzare il trasporto, mentre dirigenti e insegnanti devono seguire sedi lontane e comunità differenti, chiamati ancora una volta a compensare con l’impegno personale una programmazione pubblica frammentata.

Dietro tutto questo c’è una precisa gerarchia politica, perché nel 2024 l’Italia ha destinato all’istruzione il 4 per cento lordo contro il 4,8 della media europea, un divario che si traduce in personale instabile, laboratori insufficienti, manutenzioni rinviate, servizi psicologici episodici e tempo pieno che cambia da territorio a territorio. Non si può continuare a caricare la scuola di ogni emergenza sociale e contemporaneamente trattarla come una spesa da comprimere, confidando che la dedizione di chi vi lavora e il sacrificio delle famiglie impediscano il collasso.

Il giudizio sul nuovo anno non dovrebbe quindi fermarsi alla regolarità delle lezioni o al numero delle cattedre formalmente coperte, ma misurare la capacità di impedire che reddito, livello culturale dei genitori, disabilità e comune di residenza diventino una condanna educativa. Se la scuola perde questa battaglia non fallisce soltanto un ministero, fallisce la promessa costituzionale secondo la quale il futuro di un ragazzo non dovrebbe essere già scritto nella casa in cui è nato, e un Paese che accetta di ereditare le disuguaglianze rinuncia non soltanto alla giustizia, ma anche alla propria possibilità di crescere.

CNA 800x120
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
aiac_banner_01
POST FB 02
lafune_300 x 600
Masicar300x300-optimize
asvis 2
Foto Fisioterapy Center
Fune 300x300
domenicale post
Jeep_Compass_apex_300x300_200
monastero interno
Onda
TdP_Inalazioni