

La notizia è di quelle che scuotono le abitudini, il portafoglio e il dibattito politico. Il Consiglio dei Ministri ha calato l’asso: dal 2027 il bollo auto e moto va in pensione per tutte le vetture fino a 80 kW e per i motocicli, limitatamente a un solo mezzo per contribuente.
Una mossa da quasi 2,3 miliardi di euro trasferiti dallo Stato alle Regioni per coprire il buco nei bilanci, presentata come l’eliminazione di una delle gabelle più indigeste per i cittadini. Ma come cade questa novità a geometria variabile in una terra complessa, lunga e mal collegata come la Tuscia?
La Tuscia e l’auto: un legame viscerale
Per capirlo bisogna partire dai numeri freddi, quelli che raccontano il nostro territorio meglio di mille discorsi. La provincia di Viterbo si conferma storicamente tra le aree italiane con il più alto tasso di motorizzazione pro capite. Qui l’automobile non è uno sfizio o un lusso da salotto buono, ma una protesi quotidiana.
Con una popolazione che si aggira intorno ai 300.000 abitanti, il parco circolante della Tuscia supera agevolmente quota 200.000 autovetture, a cui si sommano decine di migliaia di scooter e motocicli. Del resto, prova a spiegare a chi vive a Ronciglione e lavora a Viterbo, o a chi si sposta ogni giorno tra i borghi della Cimina, dell’Etruria meridionale o dell’alta Tuscia, di poter fare a meno delle quattro ruote.
Tra collegamenti ferroviari spesso carenti e un trasporto pubblico locale che fa quel che può tra le pieghe delle aree interne, l’utilitaria di famiglia è l’ancora di salvezza per la spesa, la scuola, l’ospedale e il lavoro.
La stima forfettaria: quanto risparmieranno le famiglie viterbesi?
Applicando i paletti decisi a Roma — dove la soglia degli 80 kW abbraccia circa il 70% del parco circolante complessivo — possiamo tracciare una stima verosimile per il nostro territorio.Nella provincia di Viterbo, circa 140.000 autovetture rientrano nei parametri dell’esenzione. Considerando che un bollo medio per un’utilitaria o una cilindrata medio-bassa si attesta mediamente intorno ai 150-200 euro annui, l’impatto economico complessivo sulla comunità viterbese si tradurrà in un risparmio stimato tra i 20 e i 25 milioni di euro all’anno che rimarranno direttamente nelle tasche delle famiglie.
Cifre alla mano, per un nucleo familiare tipo della Tuscia che possiede una utilitaria di 60 o 75 kW per sbarcare il lunario, vorrà dire non dover più mettere mano al portafoglio ogni anno per una tassa percepita da sempre come iniqua, perché legata al semplice possesso e non all’effettivo utilizzo del bene.
Non solo cassa, ma visione
Oltre ai numeri, l’abolizione selettiva del bollo (che esclude le fuoriserie e tutela rigorosamente il “primo veicolo”) scatta la fotografia di un cambiamento culturale più ampio. Non un bonus assistenziale indistinto, ma un faro acceso sulla mobilità ordinaria. Quella stessa mobilità che nella nostra provincia rappresenta il vero tessuto connettivo tra i centri di Roma e le periferie più remote della Maremma laziale o del reatino-viterbese.Dal 2027, per i viterbesi, ci sarà una spesa obbligata in meno sul groppone. E in un territorio che fa i conti ogni giorno con i rincari, il carovita e le difficoltà economiche dei piccoli centri, non è certo roba da poco.

















