
EDITORIALE – “L’arbitro ha fischiato, dobbiamo andare”. Caro uomo buono, non ti ho conosciuto. Credo di non avere avuto fortuna in ciò perché, in questi giorni neri, ho visto la tua luce. L’ho vista nelle telefonate e nei messaggi che mi sono scambiato con qualcuno che invece ti è stato vicino, l’ho trovata nelle voci spezzate e nelle lacrime strozzate nelle gole.
Ho seguito il tuo saluto al mondo o il saluto del mondo a te, questo non l’ho ancora capito. Ovunque quella luce. Nei tifosi della tua squadra, che continuerai a guardare insieme a certi amici miei che sono anche amici tuoi e che ritroverai lassù. In tua figlia che ha parlato con la forza dei grandi.
La città ti omaggia, ancora scossa per quanto accaduto. Lasci un segno, questo è chiaro a tutti. Il segno della gentilezza, del sorriso, della mitezza. Ma anche della gioia, della passione, dell’attaccamento a una maglia. Cose preziose, caro Stefano Camilli. Cose preziose. Ogni uomo è molto più di quello che pensa di essere, dovrebbe essere ricordato da tutti più spesso e ognuno di noi dovrebbe ricordarselo ogni giorno.
Non so cosa è successo, posso solo rispettarlo. Come giornale del territorio ci teniamo a mandare un abbraccio alla tua famiglia, ai tuoi amici. Questa è l’ora più buia, sembra a tutti che non ci sei più. Ma la grandezza di ogni uomo è che non può finire nel nulla. Certo ora è difficile ma tutti quelli che ti hanno nel cuore non ti hanno perso.
Giorno dopo giorno se ne renderanno conto e torneranno a sorriderti nei momenti meno aspettati. Tu saprai bussare al loro cuore e mostrarti ai loro occhi. La tua città ti onora, perché tu hai onorato, nei tuoi modi e nei tuoi tempi, lei. Ciao, saluta tutti.


















