Ognuno è molto più di quel che pensa di essere, un fiore per Stefano Camilli
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EDITORIALE - "L'arbitro ha fischiato, dobbiamo andare".  Caro uomo buono, non ti ho conosciuto. Credo di non avere avuto fortuna in ciò perché, in questi giorni neri, ho visto la tua luce.

EDITORIALE – “L’arbitro ha fischiato, dobbiamo andare”.  Caro uomo buono, non ti ho conosciuto. Credo di non avere avuto fortuna in ciò perché, in questi giorni neri, ho visto la tua luce. L’ho vista nelle telefonate e nei messaggi che mi sono scambiato con qualcuno che invece ti è stato vicino, l’ho trovata nelle voci spezzate e nelle lacrime strozzate nelle gole. 

Ho seguito il tuo saluto al mondo o il saluto del mondo a te, questo non l’ho ancora capito. Ovunque quella luce. Nei tifosi della tua squadra, che continuerai a guardare insieme a certi amici miei che sono anche amici tuoi e che ritroverai lassù. In tua figlia che ha parlato con la forza dei grandi. 

La città ti omaggia, ancora scossa per quanto accaduto. Lasci un segno, questo è chiaro a tutti. Il segno della gentilezza, del sorriso, della mitezza. Ma anche della gioia, della passione, dell’attaccamento a una maglia. Cose preziose, caro Stefano Camilli. Cose preziose. Ogni uomo è molto più di quello che pensa di essere, dovrebbe essere ricordato da tutti più spesso e ognuno di noi dovrebbe ricordarselo ogni giorno. 

Non so cosa è successo, posso solo rispettarlo. Come giornale del territorio ci teniamo a mandare un abbraccio alla tua famiglia, ai tuoi amici. Questa è l’ora più buia, sembra a tutti che non ci sei più. Ma la grandezza di ogni uomo è che non può finire nel nulla. Certo ora è difficile ma tutti quelli che ti hanno nel cuore non ti hanno perso.

Giorno dopo giorno se ne renderanno conto e torneranno a sorriderti nei momenti meno aspettati. Tu saprai bussare al loro cuore e mostrarti ai loro occhi. La tua città ti onora, perché tu hai onorato, nei tuoi modi e nei tuoi tempi, lei. Ciao, saluta tutti. 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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