

Oggi non scriveremo l’editoriale. Ci rifiutiamo di farlo perché in città la “minaccia” di querela è diventata facile. Ne sanno qualcosa i consiglieri d’opposizione che hanno visto brandire sulle loro teste, in pieno consiglio comunale, lo spauracchio di querela per aver tirato in ballo il presunto conflitto d’interessi che potrebbe riguardare l’assessore alla cultura Giacomo Barelli.
Più volte, di fronte a interventi critici su questo tasto, è stata sollevata o fatta ventilare la possibilità di querela per chi parlava. Ieri ha battuto lo stesso tasto il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini. Per quanto ci riguarda è stato superato il segno e la misura.
Non scriviamo l’editoriale perché quanto accaduto è di enorme gravità. In questa città iniziano a dare fastidio le parole, danno fastidio le riflessioni, i diversi punti di vista. Tappiamoci la bocca tutti.
PER ESORCIZZARE LA PAURA VI PROPONIAMO UN GRANDE ESEMPIO
Quasi 500 vignette alcune «decisamente forti», un libro solo su di lui «Andreacula», mai una querela. «Giulio Andreotti è stato uno statista che nel bene e nel male ha segnato la vita del paese, dotato di grandissimo senso dell’umorismo. Oggi la satira in Italia è morta, i quotidiani hanno paura di pubblicarmi». Giorgio Forattini, 82 anni, vignettista da quasi 40 anni, ricorda così uno dei suoi bersagli preferiti: «Ogni volta mi chiedeva gli originali delle mie vignette, era un’autentico collezionista. Quando mi capitava di incontrarlo per strada nel centro di Roma la scorta mi bloccava lui invece mi veniva incontro sorridente, lui può passare è un mio amico…». Andreotti, insiste Forattini «l’ho rappresentato in mille maniere, alcune vignette erano proprio cattive, e non mi ha mai querelato. Ricordo che per i suoi 90 anni, durante una trasmissione, qualcuno gli chiese cosa ne pensasse di me, lui replicò: Io sono stato inventato da Forattini».

















