Non è una grande bellezza
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Vinciamo l'Oscar con un film intitolato 'La grande bellezza' ma che in realtà racconta un Paese dalla "grande schifezza". Bisogna essere dei Toni Servillo per sopravvivere.
Toni Servillo

La sensazione è come quella di trovarsi in un incubo da dove è difficile uscire. Non è una grande bellezza né il nostro Paese né questa città di Viterbo. Non bastano Sorrentino e Servillo a vincere nella notte degli Oscar per cambiarci la storia, le storie, che ogni giorno ci troviamo davanti.

 

Mi rendo conto che mancano essenzialmente due cose: la buona fede e il metodo. Manca la buona fede perché la sensazione diffusa è che ognuno sia disposto a distruggere qualsiasi cosa pur di averne proprio tornaconto. Insomma cari signori, la prima Repubblica sembra non essere mai finita. Manca il metodo perché non c’è gente preparata nei posti. Perché i posti sono dati con criteri molto particolari e spesso chi ci finisce si sente intoccabile o anche un “padreterno”. Le migliori energie sono spesso messe al margine e percepite come ostili, ergo osteggiate. Le pratiche per sbrigare qualsiasi cosa all’interno degli uffici pubblici costituiscono un vero e proprio calvario e quando ti trovi davanti del personale che non riesce a usare neanche la posta elettronica certificata ti fermi un attimo a respirare perché la botta è troppo forte.

 

A volte mi chiedo: come si esce da questo merdaio? Da questa “grande schifezza”. Bisognerebbe essere Toni Servillo per sopravviverci indenne.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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