
EDITORIALE – Non ci giriamo troppo intorno. Quanto state leggendo nasce da un senso di sconforto nel vedere una città ripiegata sul proprio ombelico. Il centro storico non va, fatica troppo, in un modo non tollerabile.
Palazzo dei Priori ha mosso un passo con il bando per individuare proprietari di negozi sfitti su via Saffi disponibili a scommettere sulla rinascita di questa strada del commercio. Ci ha messo i soldi e ha aperto ad artigiani e artisti la possibilità di richiedere uno spazio a condizioni di grande vantaggio.
La Camera di Commercio ha messo il proprio sasso sotto queste festività aprendo i temporary shop. Magari la scommessa potrebbe diventare permanente.
I viterbesi mancano all’appello. Loro, noi cittadini, sono i principali responsabili della fatica del centro storico. Non lo frequentano, non lo vivono. E se un posto lo spopoli muore progressivamente. Ora deve essere chiaro a tutti che una città non può essere nemmeno immaginata senza un suo centro. Altrimenti quel luogo passa dallo status di città a quello di dormitorio. “Andate in centro”; questo l’invito che La Fune, come giornale del territorio, rivolge a tutti.
Andarci e viverlo. Prendere un caffè, un aperitivo. Incontrarsi ai tavoli dei bar e delle pizzerie. Fare cene, riunioni, incontri, feste nei ristoranti. Perché la vita del centro storico è la vita della nostra città e la vita della nostra città è la nostra vita. Una catena che se fermiamo ha ricadute dirette sulla nostra qualità dell’esistere. Sempre che si voglia esistere e magari non ci si accontenti di una vita piccola piccola. Di quelle logorate il sabato pomeriggio dietro i carrelli di qualche area commerciale di periferia per comprare il Cif in sconto o le salviettine igieniche aromatizzate alla calendula.
Così La Fune lancia i venerdì “per il centro storico”. L’azione da fare è semplice: uscire di casa e passeggiare sul Corso, andare in via Saffi e in via Roma. Quindi salire a piazza del Gesù, San Pellegrino e tutto il quartiere monumentale. Riappropriamoci di piazza della Rocca, della zona degli Almadiani, di via Marconi, Matteotti e della bellissima piazza Verdi.
Un’ora del nostro tempo. Un’ora per dire che il centro storico è importante. Farlo con il corpo, con la presenza. Guardando i leoni di piazza delle Erbe, Fontana Grande, fissando il tramonto dai giardini di piazza del Comune. I viterbesi possono entrare gratis anche al neonato Museo di Palazzo dei Priori. Consumiamolo quel Museo. Dentro due capolavori della storia dell’arte internazionale. Le tele di Sebastiano Del Piombo con dietro i tratteggi di Michelangelo. Sì, avete capito bene: Michelangelo.
Il venerdì pomeriggio tutti in centro. Per dare coraggio e dire che Viterbo deve crescere e non rimanere piegata su se stessa. Scrivetelo sui social, condividete questo articolo. I Venerdì del Centro Storico per sostenere il nostro commercio, per stringere la mano ai nostri ristoratori, per dire a chi sta a Palazzo dei Priori che vogliamo un’illuminazione bella, panchine comode, cestini e vie pulite come in Austria. Per dire che ci piace l’arte e gli eventi e la vita. Chi non lo fa è dannato a una vita intrappolato sulla Cassia Nord, a tirare il carrello della spesa con dentro oggetti che si possono comprare in dieci minuti in qualsiasi altro giorno. Non buttiamo il nostro tempo, non buttiamo la vita. Diamo vita al centro storico di Viterbo.


















