
VITERBO – Quella del no alla discarica di scorie nucleari sta diventando una battaglia di popolo per il Viterbese. Dall’incontro di ieri, vanerdì 28 marzo, nella sala regia di Palazzo dei Priori la notizia della costituzione di un Comitato No Scorie del capoluogo. Un pezzo importante sullo scacchiere di una battaglia cruciale per i destini della Tuscia.
I Comitati non contestano il deposito di scorie nucleari in sé, anche se con i venti di guerra che soffiano iniziano essere in diversi a essere scettici, più che altro fanno muro all’idea che questa struttura possa nascere nel Viterbese, in barba ai criteri tecnico-scientifici che invece dovrebbero essere alla base di decisioni così delicate. Sogin infatti non avrebbe rispettato i criteri tecnico-scientifici dettati da Ispra per l’individuazione dei siti idonei. Su 51 aree giudicate “buone” da Sogin ben 21 ricadono nel territorio della Tuscia e tutti i siti messi in elenco in pratica “galleggiano sull’acqua”. E proprio l’incompatibilità tecnica di una struttura come un deposito di scorie nucleari con la presenza di acqua è l’incudine su cui batte il martello del fronte del “No”.
Questo elemento libera i Comitati viterbesi da ogni possibile accusa di “no” ideologico. Questi signori si stanno battendo in punta di scienza e non per ragioni politiche o ideologiche come certa controinformazione, magari pelosa, potrebbe avere convenienza a ventilare.
I capisaldi della lotta di popolo, per la santa difesa di un territorio e della popolazione che lo abita, restano le due maxi manifestazioni in programma per il 6 aprile a Vulci e per l’11 maggio a Corchiano.
Passaggio fondamentale l’incontro di ieri nel palazzo del Comune di Viterbo, alla presenza del sindaco del capoluogo Chiara Frontini che ha pronunciato parole nette: “Questa lotta nasce anche nella città di Viterbo ed è doveroso perché parliamo del capoluogo. Dobbiamo avere tutti chiaro che le istituzioni, con i loro strumenti burocratici e legali nulla possono per fermare la discarica se questa battaglia non diventa una battaglia di territorio: condivisa, consapevole, capace di mettere insieme le persone per difendere e proteggere il futuro del Viterbese tutto”.
La nascita di un Comitato del No Scorie anche a Viterbo città è un passo in avanti concreto. “Con la nascita di un comitato cittadino anche nel capoluogo, continua la battaglia delle comunità per scongiurare una scelta sciagurata, che il Governo potrebbe fare: individuare la Tuscia come la sede del deposito nazionale – continua Frontini -. Così, dopo la proliferazione indiscriminata delle rinnovabili e la discarica a servizio di Roma per anni, un altro prezzo altissimo che il nostro territorio deve pagare senza che nessuno, dall’alto delle stanze dei bottoni, lo difenda. E allora devono pensarci i cittadini e le amministrazioni locali, con tutti i mezzi a disposizioni, da quelli legali alle proteste civili. È Viterbo ciò che conta, la sua agricoltura, il suo patrimonio paesaggistico, turistico, culturale, che non è compatibile con una concentrazione così alta di impianti di rifiuti e FER. Ora basta!”.
All’appuntamento della sala regia presenti anche il presidente del Bio Distretto della Via Amerina Famiano Crucianelli, l’ingegnere Marco Rossi, l’oncologo Angelo Di Giorgio e l’esperto di sistemi decisionali Tonino Scarelli. Hanno parlato di scienza, di conoscenza, di rischi individuabili con il sapere.
Non ci sono dubbi, la battaglia di popolo che il Viterbese si sta preparando a combattere è storica. Non può essere persa perché se quel deposito nascerà nella Tuscia sarà la Tuscia stessa a essere perduta: la sua sicurezza, la sua economia, il suo lavoro, la salute della sua popolazione.





















