New Gen Fest, intervista a Sama: "Voglio fare della musica il mio lavoro"
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - Sabato 23 dicembre la musica live con band locali torna nel centro storico. In questa settimana con La Fune andremo a intervistare i protagonisti della serata al Teatro San Leonardo. Siamo andati da Sama. 

VITERBO – VITERBO – Sabato 23 dicembre la musica live con band locali torna nel centro storico. In questa settimana con La Fune andremo a intervistare i protagonisti della serata al Teatro San Leonardo. Siamo andati da Sama. 

Come ti chiami e perché?

“Il mio nome d’arte è Sama, deriva dal mio nome Samuele Maria. Da piccolo mi vergognavo di avere questo nome quindi in seguito decisi di farne il mio punto espressivo e di forza”.

Che musica fai?

“Porto musica introspettiva e motivazionale, con un sound che riunisce influenze Rap, Pop, Trap e Rock in un genere che, soprattutto dal vivo è difficile da catalogare con precisione, anche se l’influenza del conscious Rap è molto prevalente”.

Raccontaci come nasce il tuo progetto musicale e che cosa hai prodotto.

“Inizio come solista con il nome di Stan ispirato ad Eminem, presentando tendenzialmente musica prettamente Rap. Dopo due anni decido di distaccarmi da questa figura e cambio il mio nome con Sama evolvendo anche con lo stile che assume caratteri più melodici. Inizialmente facevo solo live in djset ma da circa un anno abbiamo iniziato il progetto live con la band e sequenze delle produzioni, portando a termine uno spettacolo molto versatile. Ho prodotto insieme a GianPan svariati singoli (Take me home, Venere, Diario di bordo…) e ora stiamo lavorando ad un nuovo EP con un team più esteso di persone”.

Sogni per il futuro?

“Voglio fare della musica il mio lavoro, e voglio che insieme a me ci riescano anche tutte le persone con cui ogni giorno mi impegno per rappresentare un’ideologia musicale, basata principalmente su questioni di carattere umano e personale”.

 

PRENOTA LA TUA CENA DI CAPODANNO NEL CENTRO STORICO DI VITERBO

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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