
“Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”. Questa frase di don Milani è stata utilizzata, qualche giorno fa, da un mio amico a chiusura di un bell’articolo su chi si impegna in progetti di sostegno agli altri. Non sono mai stato un fanatico di don Milani ma questa frase mi è sempre piaciuta. La reputo importante perché mi aiuta a mantenere chiaro in mente a cosa serve uno strumento formidabile, quanto mal frequentato e sottoutilizzato, come la politica.
Nei giorni scorsi ho voluto accendere la luce su numeri che quantificano due cose: da una parte la grandezza della povertà estrema nel capoluogo della Tuscia e dall’altra l’impegno della Caritas Diocesana. In undici mesi del 2018, ai dati manca ancora dicembre, la mensa di porta San Leonardo ha servito più di 20mila pasti. Sono centinaia le persone, italiane e straniere, che hanno bisogno che qualcuno fornisca loro i pasti. Centinaia anche i senzatetto. Più di cento i volontari della Caritas.
Non nascondo che i numeri letti mi hanno fatto male. Provate un attimo a pensare a come stareste se vi trovaste nella condizione di non avere niente da mangiare e neanche una casa. Poi ho pensato alla bellezza del lavoro svolto da Caritas. Quindi è successo dell’altro. Mi sono imbattuto in un comunicato di Altro Circolo e Usb che fa riferimento ai dati Caritas (presumo letti attraverso i miei articoli e questo mi ha fatto sentire che in fondo anche un giornalista può servire a qualcosa) e annuncia impegno degli associati di andare in strada a portare qualcosa di caldo e coperte ai più disperati.
Un intreccio di azioni e voci che cercano di dire qualcosa a tutti. Nei giorni scorsi sono venuto a conoscenza di persone extracomunitarie rimaste senza niente dopo il decreto sicurezza e la stretta sull’immigrazione. Anche questo è un altro problema serio. Prima le politiche scellerate dei flussi senza fine – con tutto quello che hanno significato e su cui non intendo entrare nel particolare perché anche quello dell’accoglienza, purtroppo, è un mondo di luci e ombre – ora una stretta non gestita che produce un effetto “esodati”. Un errore nell’errore, almeno a mio modo di vedere e ragionare sulla complessa vicenda.
Sta di fatto che “i giochi” degli uomini hanno prodotto altra disperazione. Anche qui ho saputo di persone che sono intervenute e ci hanno messo del proprio per affermare un concetto importante: il rispetto della dignità degli altri. Storie di non indifferenza, di persone che hanno deciso di farsi carico della difficoltà dell’altro. Persone vere, al di là delle ideologie dell’accoglienza sfrenata o della chiusura razziale. Gente che fa cose e non strumentalizza politicamente, non passa le giornate a polemizzare su Facebook a parlare “della rava e della fava” e divide il mondo nei “buonissimi illuminati” e cattivi. Ragazzi e ragazze, uomini e donne, che si sono guardati al fianco e fatto quello che un uomo, nel senso generico di essere umano, avrebbe dovuto fare.


















