Muore a 64 anni l'imprenditore Tonino Frateiacci. Ha lasciato un segno profondo nel calcio locale
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Frateiacci è stato colto da un malore improvviso nella giornata di martedì 3 febbraio, mentre si trovava in un supermercato a fare la spesa. Subito è stato soccorso, sono intervenuti sul posto gli uomini del 118 che l'hanno trasferito all'ospedale Santa Rosa. Purtroppo non ha avuto scampo. 

VETRALLA – È morto a 64 anni Antonio Frateiacci, titolare dello storico mobilificio a cura di Vetralla. Imprenditore di successo e appassionato di calcio tanto da avere ricoperto il ruolo di dirigente della Viterbese e del Vetralla. L’ultimo saluto questo giovedì 5 febbraio nl Duomo di Vetralla alle 15:00. Lascia le figlie, il fratello, i nipoti e la compagna.

Frateiacci è stato colto da un malore improvviso nella giornata di martedì 3 febbraio, mentre si trovava in un supermercato a fare la spesa. Subito è stato soccorso, sono intervenuti sul posto gli uomini del 118 che l’hanno trasferito all’ospedale Santa Rosa. Purtroppo non ha avuto scampo.

Il mondo del calcio locale lo ha amato e apprezzato molto. Sui social ASD 1928 Vetralla scrive: “A nome di tutti i dirigenti della società sportiva 1928 VETRALLA esprimiamo il nostro cordoglio per la morte improvvisa che ha colpito il caro amico Tonino Frateiacci, figura di spicco del calcio Dilettantistico del nostro paese e grande conoscitore di tutto ciò che gravita attorno al mondo del pallone.

Nei primi anni 2000 è stato colui che ha portato alla ribalta il calcio Vetrallese giungendo fino all’eccellenza. Ti salutiamo carissimo amico.. che la terra ti sia lieve. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze a tutta la famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene”.

L’ASD Cura Calcio: “L’ASD Cura Calcio piange la scomparsa di Antonio Frateiacci, Dirigente Sportivo e uomo di calcio vero. Protagonista delle storiche scalate in Promozione e in Eccellenza con il Vetralla Cura e la Foglianese, Antonio ha lasciato un segno profondo con la sua competenza, la sua passione e i suoi valori umani prima ancora che sportivi.

Il suo ricordo resterà vivo nei successi conquistati e, soprattutto, nelle persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare con lui. Alla famiglia, agli amici e a tutta la comunità sportiva, le più sincere condoglianze. Ciao Antonio, grazie per tutto”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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