
VITERBO – “Fateci chiudere almeno alle due”. Questo l’appello che è possibile raccogliere parlando con i gestori dei locali del centro storico. Le limitazioni fissate con “il patto della notte” stanno danneggiando i registratori di cassa delle attività ma anche l’immagine stessa di Viterbo, con ripercussioni che nessuno considera ma che paghiamo già molto care.
Una città universitaria senza un minimo di vita si spegne e infatti Viterbo oggi è difficilmente definibile una città universitaria. Potrebbe piuttosto essere definita una città con l’università, che è un altro paio di maniche. Una città considerata “morta” di sera è poco attrattiva per un turismo di persone più giovani e quindi anche la città turistica ci rimette.
Locali che chiudono all’una significa perdere l’attrattività verso tutta la provincia. E se i giovani della provincia non vengono a Viterbo il capoluogo ci rimette. Tutto questo danno per cosa?
Il patto della notte nella sostanza è diventato “un pacco della notte”, cristallizzando una situazione svantaggiosa e spacciandola per un qualcosa di condiviso. In realtà lo status quo non piace quasi a nessuno e il fatto che il sindaco Frontini sia sostanzialmente confermando la linea dei suoi predecessori delude diversi ambienti dell’opinione pubblica.
Restrizioni sempre più indigeribili anche alla luce del corretto comportamento delle attività operanti nel settore. I gestori di locali infatti stanno adottando misure, che pagano con le proprie tasche, per garantire la sicurezza e si impegnano in prima persona a pulire le aree limitrofe alle proprie attività da bicchieri e quanto i clienti possono lasciare in giro. Una categoria, quella dei gestori dei locali del centro storico, che non merita il trattamento che sta ricevendo da anni. Considerando anche che arrivano da momenti difficili dovuti alla pandemia Covid-19. Forse Palazzo dei Priori vuole passare alla storia come l’ente che è riuscito a fare quello che neanche il Covid ha centrato: uccidere la movida viterbese.

















