
VITERBO – La fakenews della realizzazione della moschea all’interno dell’ex Metropolitan continua a tenere banco. Non si capisce chi ma qualcuno nel capoluogo ha interesse evidentemente a seminare paure e diffondere false informazioni a scopo di creare malcontento e agitazione. Quanto sta accadendo sulla falsa notizia di una moschea di prossima apertura nel centro storico è emblematico.
Ieri la questione è riemersa in consiglio comunale. E francamente, nonostante sia stata smentita su tanti giornali, il fatto ci è sembrato piuttosto singolare. Perché infatti riaprire il dibattito nella sala del consiglio su una notizia chiaramente falsa? Non lo comprendiamo. E lo lasciamo giudicare ai lettori.
Sta di fatto che quando la consigliera di Fratelli d’Italia Laura Allegrini ha chiesto ad Aronne “lumi” sulla moschea all’ex Metropolitan l’assessore – che sta seguendo da vicino la vicenda della comunità islamica che vuole trasferire il proprio centro di preghiera dall’attuale di via Garbini (che esiste da moltissimi anni) a un luogo più grande – ha replicato: “E’ tutto falso. Ho parlato con i rappresentanti della comunità islamica locale e sono i primi a non volere spostare il loro luogo di preghiera nel centro storico. E sapete perché? Riporto le loro testuali parole: “perché sappiamo che non sarebbe accettata dalla città””.
Quindi Aronne ha sottolineato la sensibilità del mondo musulmano viterbese, sensibilità che evidentemente alcuni in città non hanno cercando di cavalcare strumentalmente una vicenda totalmente inventata.
Aggiungiamo che siamo stati testimoni oculari del panico che la falsa notizia stava generando, nei giorni scorsi, tra alcuni commercianti del centro storico. E con le nostre orecchie abbiamo ascoltato gli stessi aggiungere alla notizia che “la moschea sarebbe stata pagata dal Comune di Viterbo con un milione e mezzo di euro”. Chiaramente l’obiettivo della fakenews impostata così era quello di gettare discredito su Palazzo dei Priori e sull’attuale maggioranza. Gli stessi commercianti ventilavano di un’imminente riunione che qualcuno stava organizzando per radunarli tutti. Alla faccia del “proselitismo”.


















