Mongiardo: “Il Pd deve cercare i temi del dibattito fuori dal partito"
mongiardo Fatto quotidiano
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“Non è stato facile rendersi conto e prendere atto che la mia posizione fosse diversa da quella della maggioranza del mio partito. Però siamo un partito plurale e se la mia dichiarazione di intenti può essere uno stimolo per riattivare il dialogo, ne sono contenta”. '

Due braccia alzate, una platea di persone che si gira e i giornalisti che li accerchiano. Quasi una scena da film quella vissuta da Melissa Mongiardo, viterbese membro dell’assemblea nazionale del Partito Democratico, che insieme all’esperto Walter Tocci ha alzato la propria delega e ha detto No alla relazione del segretario Matteo Renzi. Sono passati circa due settimane da quel giorno e per la consigliera comunale di Viterbo è ora, dopo l’intervista de Il Fatto Quotidiano (qui), di spingere il dibattito più avanti.

 

Perché quel no?

“Perché non si capiva se si andava a congresso, se si doveva aprire la strada per la ricostruzione del Partito. Renzi ha fatto un po’ di autocritica, ma la sensazione che ho avuto, oltre al clima del volemose bene, è che il partito descrive una azione politica un po’ diversa dalla realtà”.

 

Ad esempio?

“Sui giovani e i social. Dice che non ci hanno votato non per le campagne social sbagliate, ma in realtà non diamo risposte ai giovani. Siamo visti come un problema e non come risorsa. Siamo la generazione-mille-euro, ma se arriviamo a 500 sembra che abbiamo raggiunto il risultato. Scambiamo la normalità per il privilegio, ma se un mio coetaneo aspetta un bambino, quale è la soluzione? Il superamento del bicamerlisamo paritario? Direi di no. E allora, perché votare un referendum personalizzato e politicizzato?”

 

Hai rapporti con le minoranze del Partito Democratico?

“Non ho rapporto con loro. Penso che uscire dall’aula sia un atteggiamento sbagliato. Vogliono fare la battaglia poi abbandonano l’aula: mi sembra il Gattopardo, è autoconservazione”.

 

Cioè?

“Non votare non ha senso, quindi io ho votato no. Sono chiamata a votare rappresentando un pezzo di territorio nell’assemblea del Pd. Quindi dico che possiamo fare le cose in maniera diversa”

 

Il voto No ti responsabilizza?

“Ha sorpreso essere stata oggetto di attenzione. A seguito dell’esposizione mediatica, ho ricevuto chiamate, si è aperto un dibattito anche sui social e questa è la prova della necessità di un confronto più esteso. Spero sia uno sprone al dialogo anche per chi si è disaffezionato al dibattito. Spero sia uno stimolo per uscir fuori a parlare e a cercare i temi fuori dal partito e non affrontare i temi che scegliamo noi. Rappresentiamo i cittadini, e la domanda da farsi è: si sono sentiti rappresentati nei loro bisogni in questo dibattito referendario?”

 

Come è maturato quel no?

“Non è stato facile rendersi conto e prendere atto che la mia posizione fosse diversa da quella della maggioranza del mio partito. Però siamo un partito plurale e se la mia dichiarazione di intenti può essere uno stimolo per riattivare il dialogo, ne sono contenta”.

 

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