"Minacciare" un giornale, una roba che va oltre le scritte sul muro (ed è molto diffusa)
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C'è chi vuole che un giornale chiuda quando questo fa bene il suo lavoro. Quando non è piatto e conformista, quando cerca di andare a capire cosa accade sul territorio. Ma i nemici dei giornali che cercano di fare il proprio mestiere sono tanti.

Ci sta tutto e ci possono stare anche le scritte di minaccia sul muro. A Radiogiornale lo sanno bene e seppure colpiti dalla vista delle scritte contro, nere e violente su un paio di muri del centro di Montefiascone, i collaboratori della redazione non l’hanno presa troppo male. Giusto martedì sera erano tutti insieme per una riunione, dove hanno ragionato sul futuro del giornale. Neanche il tempo di svegliarsi la mattina e già i telefoni che squillavano per avvisare di quanto era accaduto nel cuore della notte.

C’è chi vuole che un giornale chiuda quando questo fa bene il suo lavoro. Quando non è piatto e conformista, quando cerca di andare a capire cosa accade sul territorio. Ma i nemici dei giornali che cercano di fare il proprio mestiere sono tanti. E molto spesso quelli che arrivano a scrivere sui muri cose poco carine sono in realtà quelli meno “pericolosi”.

Nel silenzio magari c’è chi lavora per farti perdere lo sponsor, c’è chi racconta storie inventate per screditare i giornalisti di una redazione, c’è chi cerca di minare il terreno intorno a un giornale. C’è poi chi chiama al telefono quando esce qualche pezzo poco gradito. Per carità, tutti hanno diritto di telefonare a chi credono e quando credono. A volte però c’è chi alza troppo il gomito. Infine ci sono i signori dalla querela facile e spesso le querele, specie quando si scrive di cose scomode, sembrano somigliare troppo a colpi di lupara.

Insomma è una dura vita per i giornali, specie se cercano di essere credibili. Per questo sarebbe importante il sostegno economico forte di imprenditori e cittadini. I primi con le sponsorizzazioni, che dovrebbero andare oltre la logica del banale “click”, e i secondi con le donazioni. Perché un giornale forte è garanzia di controllo del territorio e contribuisce a generare migliori condizioni di vita per tutti. In questa prospettiva anche l’indifferenza verso la stampa locale è in qualche modo una minaccia. Non tanto verso i giornali in sé ma verso la libertà e la dignità del territorio stesso.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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