Mille Miglia, il rombo che accende la Tuscia: un valzer di latta e gloria tra le mura di Viterbo
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Enzo Ferrari, il Drake, la definì con una carezza: “Un museo viaggiante unico al mondo”.

VITERBO – Domani, giovedì 11 giugno, la città si prepara a un fremito antico. Non è il solito tran-tran di ferraglia urbana, né la solita processione di utilitarie affannate nel traffico di mezzogiorno. È la 1000 Miglia, la “Freccia Rossa” che torna a solcare il selciato della nostra terra, portando con sé il profumo di olio di ricino, di cuoio vissuto e di leggende che non vogliono saperne di finire.

I centauri della strada, i piloti di questo circo itinerante, faranno il loro ingresso dalla Sp7 Commenda, scivolando poi sulla Sr2 Cassia come serpenti lucenti. Il serpentone di cromature attraverserà piazza Caduti dell’Aviazione dell’Esercito, risalirà per via della Palazzina, taglierà piazzale Gramsci e viale Capocci, per poi inerpicolarsi tra il prestigio di via Santa Maria in Gradi e imboccare il respiro antico della strada Cimina. Un percorso che è una carezza alla storia, un valzer tra i monumenti di una Viterbo che, per poche ore, smetterà di contare i minuti per perdersi nel tempo che fu.

La magia di una corsa immortale

La Mille Miglia non è una gara, è un’epopea. Nata nel 1927 da un’idea di quattro visionari bresciani – il conte Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e il giornalista Giovanni Canestrini – doveva essere la risposta italiana al primato delle grandi corse europee. Enzo Ferrari, il Drake, la definì con una carezza: “Un museo viaggiante unico al mondo”.

Era, ed è, il trionfo della meccanica che si fa spirito. Immaginate quei piloti di un tempo, col viso segnato dal vento e dalla polvere, stretti in abitacoli che sapevano di officina e di eroismo, lanciati in una folle corsa da Brescia a Roma e ritorno. Non c’erano autostrade, solo strade polverose, ponti di fortuna e il cuore che batteva a mille, scandito dal ritmo sincopato di motori generosi e bellissimi.

L’evoluzione di un mito

Dai ruggenti anni ’20, quando le Alfa Romeo e le OM si sfidavano a colpi di coraggio, la 1000 Miglia è diventata il battito cardiaco della passione motoristica italiana. È sopravvissuta alle tempeste del secolo scorso, trasformandosi da corsa di velocità pura a rievocazione storica, la 44esima edizione che domani ci tocca da vicino. Oggi la corsa è una sfilata di eleganza senza tempo, un’occasione in cui le auto non si misurano più col cronometro dell’assurdo, ma con la precisione del cuore e la cura dei restauratori, che tengono in vita pezzi di storia che altrimenti il tempo avrebbe già divorato.

Oggi, la 1000 Miglia è il simbolo dell’Italia che corre, quella che mette insieme la bellezza del paesaggio con la perfezione tecnica. È un museo che si muove, un inno alla manifattura e al gusto, dove ogni curva della Cimina diventa una pagina scritta a caratteri di benzina.

Info di servizio: come vivere il passaggio

Perché il sogno non si trasformi in intralcio, la città si è dovuta organizzare. Attenzione, viterbesi: a partire dalle 13.30 e fino al passaggio dell’ultima vettura, lungo tutto il tragitto (da Sp7 Commenda a strada Cimina) sono previste temporanee interruzioni e deviazioni. Sarà un gioco di pazienza e ammirazione: lasciate perdere l’ansia del parcheggio, godetevi il rombo. La 1000 Miglia passa una volta sola, il resto è routine.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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