Milioni di avannotti di coregone "seminati" a Marta per ripopolare il lago di Bolsena
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MARTA - Nei giorni scorsi è stata avviata "la santa semina" dei coregoni. Santa non è un termine che usano loro che, rispettosi come sono delle cose della terra e del cielo, attribuiscono solamente alla propria patrona Marta (sempre Evviva!). 

MARTA – Il popolo martano è coraggioso, fiero e anche saggio. Sono gente di terra sì ma anche di acqua e sono nel dna sociale che si tramandano un po’ contadini e un po’ pescatori. A Marta lo sanno bene che “si raccoglie quello che si semina”. 

Per questo proprio nel borgo dei pescatori, uno dei patrimonio del Viterbese, c’è l’incubatoio per i coregoni. Luogo semplice, intelligente, educativo per le nuove generazioni (perché insegna che le cose vere te le devi costruire) e affascinante. 

Nei giorni scorsi è stata avviata “la santa semina” dei coregoni. Santa non è un termine che usano loro che, rispettosi come sono delle cose della terra e del cielo, attribuiscono solamente alla propria patrona Marta (sempre Evviva!). 

Seminare i coregoni è fondamentale per tenere viva questa specie nel lago e florida l’economia che da questo pesce ha storicamente origine. Anche perché il coregone ha davvero senso metterlo nel piatto, specie se lo preparano loro o ti insegnano a farlo. 

Oggi seminare i coregoni è però anche occasione formativa e didattica a cui vengono inviate le scuole. E questo mese di marzo è prezioso anche per questo, per l’incontro dei pescatori martani con i bambini delle scuole elementari. L’incubatoio ripopola il lago, lo racconta, coltiva i pesci e l’identità di un territorio. Con il supporto del Comune, il progetto promuove la sostenibilità e la tutela delle risorse naturali del lago, portando benefici a tutta la comunità e alle generazioni future. Incubatoio “santo subito”. 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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