MARTA – Il popolo martano è coraggioso, fiero e anche saggio. Sono gente di terra sì ma anche di acqua e sono nel dna sociale che si tramandano un po’ contadini e un po’ pescatori. A Marta lo sanno bene che “si raccoglie quello che si semina”.
Per questo proprio nel borgo dei pescatori, uno dei patrimonio del Viterbese, c’è l’incubatoio per i coregoni. Luogo semplice, intelligente, educativo per le nuove generazioni (perché insegna che le cose vere te le devi costruire) e affascinante.
Nei giorni scorsi è stata avviata “la santa semina” dei coregoni. Santa non è un termine che usano loro che, rispettosi come sono delle cose della terra e del cielo, attribuiscono solamente alla propria patrona Marta (sempre Evviva!).
Seminare i coregoni è fondamentale per tenere viva questa specie nel lago e florida l’economia che da questo pesce ha storicamente origine. Anche perché il coregone ha davvero senso metterlo nel piatto, specie se lo preparano loro o ti insegnano a farlo.
Oggi seminare i coregoni è però anche occasione formativa e didattica a cui vengono inviate le scuole. E questo mese di marzo è prezioso anche per questo, per l’incontro dei pescatori martani con i bambini delle scuole elementari. L’incubatoio ripopola il lago, lo racconta, coltiva i pesci e l’identità di un territorio. Con il supporto del Comune, il progetto promuove la sostenibilità e la tutela delle risorse naturali del lago, portando benefici a tutta la comunità e alle generazioni future. Incubatoio “santo subito”.






















