Migranti, calma sangue freddo e occhio ai pifferai
Migranti-immigrati
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L'argomento divide, frantuma l'opinione pubblica. Dando vita a cerchie di posizioni contrapposte. Una cosa vera va detta: il problema esiste.

Flussi migratori, la questione più spinosa del ventunesimo secolo. Con la guerra, la fame e le scarse possibilità in gran parte del pianeta l’Europa è diventata una sorta di chimera da raggiungere. Un luogo, di cui noi occidentali non comprendiamo troppo spesso a pieno il valore, che rappresenta il sogno di tantissimi.

E deve essere un sogno veramente grande se tante madri, che non va mai dimenticato sono come le nostre madri, sono disposte ad attraversare il deserto e poi il mare o centinaia di chilometri di terre ostili per portare i propri figli in quello che reputano un posto in grado di garantire un futuro migliore.

Trema quasi la mano a dover scrivere di queste cose. Oscilla anche il pensiero, nel timore di finire prigioniero del qualunquismo, del buonismo, dell’egoismo. Tutti mostri che si scatenano su argomenti simili, perché queste questioni sono di nutrimento per i partiti politici e i personaggi che li compongono. Tenere la mente lucida e la barra del buon senso dritta sono operazioni difficili sulla spinosa vicenda dei migranti e della loro accoglienza.

L’argomento divide, frantuma l’opinione pubblica. Dando vita a cerchie di posizioni contrapposte. Una cosa vera va detta: il problema esiste. In Italia ci sono 151mila persone da allocare, da accogliere in qualche modo. Rispetto a questo il nostro Paese non può tirarsi indietro. Significherebbe scivolare in un atteggiamento fuori dal tempo. E’ vero in Europa c’è chi trova soluzioni facili come i muri. Gli stessi muri che hanno diviso l’Europa per decenni ma che il pensiero occidentale ha deciso di buttare già a Berlino. E’ vero che c’è il tema della tutela dei cittadini, dei cittadini rispetto ai non cittadini. E’ vero che c’è la carità cristiana da conciliare con il tutto e anche la carità semplicemente umana che dovrebbe portarci a vedere in questa massa di disperati un qualcosa che ci somiglia molto. Possiamo decidere tutto, anche di voltare le spalle. Anche di fare finta di niente. Quanti italiani hanno fatto finta di niente quando sono cominciate le deportazioni degli ebrei? Salvo poi ritrovarsi, in parte, anche loro sui vagoni diretti in Germania.

E’ anche vero l’aspetto economico. Quanti cittadini vivono in ristrettezze e non hanno casa, lavoro e in alcuni casi pranzo e cena. Ospitare non cittadini quando hai problemi in casa rischia di alimentare attriti sociali forti. Ci sono poi gli episodi criminali che riguardano alcuni immigrati, spesso pompati ad arte per strutturale la prospettiva del rifiuto dell’accoglienza. Quanto accaduto a Tarquinia è chiaramente anche un gioco politico, consumato in prima serata su Rete Quattro. Ovvietà.

Per questo, in questi giorni, abbiamo cercato di affidarci ai numeri. Se la linea che sarà seguita dal governo è quella concordata tra Viminale e Anci nelle scorse ore nella Tuscia dovrebbero arrivare 800 profughi a fronte di una popolazione su base provinciale che supera le 300mila unità. Una proporzione di 2,5 migranti ogni mille abitanti, da applicare su base comunale. Un problema? Certo. Affermare il contrario significherebbe fare ideologia dell’accoglienza.

Però al di là di tutto il problema rimane. Figlio della geopolitica, di giochi con il fuoco dei quali non siamo innocenti come Occidente. Che fare? Un discorso serio non può fondarsi sul “non ce li vogliamo, punto”. Anche perché può essere un ragionamento che ci solleva il portafoglio, ci libera da qualche timore ma che sminuisce il peso della nostra democrazia e della nostra dimensione di esseri umani. I numeri ci danno la misura del peso da portare sulla schiena. Portarlo significa accettare le sfide del nuovo mondo, di questi anni complicati che stiamo vivendo. Portarlo significa fare i conti con la realtà e non nascondersi nell’egoismo.

In un mondo sano gli uomini non dovrebbero rappresentare pesi ma essere risorse. L’attuale sistema economico però è tarato su altre funzionalità. Dopato da prospettive oltre-umane, a ben guardare disgustose. L’unica ancora che troviamo in questo bel casino è nei numeri. E i numeri ci dicono che distribuire gli immigrati frazionando rende possibile la sfida di farsene carico. Anche perché a ben guardare i nemici delle nostre città e paesi, intendo i nemici veri, hanno la residenza sul posto. E sicuramente “bruciano” più risorse di gruppetti di disperati. E non le “bruciano” certo per scappare da una guerra, dalla fame o da altro, piuttosto per accumulare denaro su conti bancari o investire chissà su cosa e chissà dove. Magari negli stessi Paesi da dove vengono i profughi. E non investono per creare sviluppo spesso.

Calma e sangue freddo, la faccenda è complicata. E non c’è certo bisogno di pifferai con la soluzione facile in tasca. Né nella direzione del buonismo della super accoglienza senza se e senza ma né in quella dei “murivendoli”.

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