
Tutti di fronte al re tendono a battere i tacchi, poi quando le sue orecchie sono lontane vengono consegnati ai corridoi i veri pensieri. Leonardo Michelini non è di certo il re, ma il grado di primo cittadino del Comune di Viterbo se lo è conquistato sul campo elettorale. Anche se buona parte del lavoro possiamo candidamente affermare l’avesse fatta già Giulio Marini. Giulio Marini e Leonardo Michelini due figure che stanno facendo vibrare i nervi di diversi consiglieri della maggioranza, anche se per ragioni diverse.
Il ragionamento è stato snocciolato bene questa mattina sulle pagine del Corriere di Viterbo. Un disegno perfetto di quanto sta accadendo nel palazzo, che vale la pena rilanciare ai lettori de La Fune.
Marini urterebbe per i suoi attacchi pretestuosi al vincitore Michelini. E’ logico che il “bandolero stanco” non ci sta, che le ferite della sconfitta ancora bruciano e che provi a rifarsi. Vi starete chiedendo: e Michelini? Perché sta urtando i nervi di diversi elementi della maggioranza?
Semplice, troppo buono. Proprio come la celebre canzone di Tiziano Ferro. Buono da risultare inappropriato. Stando ai rumors gli viene rimproverato di non chiudere il braccio di ferro con Marini inviando al mittente due bei missili “terra-aria”. U1: il buco esattorie. U2: le travagliate finanze delle partecipate viterbesi.
I consiglieri sembrerebbero chiedersi: perché non viene fatta un’operazione verità su queste due spinose questioni? A questo punto ce lo domandiamo anche noi: perché? Perché non si fa fino in fondo luce sulla vicenda Esattorie spa? Ma sembra normale, a chi amministra oggi, quanto è stato fatto? Soprattutto, nel dettaglio: cosa è stato fatto? Da chi? Chi ha autorizzato/permesso/lasciato che questo pasticciaccio prendesse forma? E in che modo? E oggi questo o queste figure di cosa si occupano? Sono stati premiati? Sono stati “puniti”? Sono stati lasciati al loro posto? Perché?
Stesse domande sulle partecipate. Non è questione di “essere buono”, ma di essere trasparente. Crediamo che Michelini e i suoi ci tengano a esserlo. Forza, coraggio… I viterbesi vogliono sapere e capire.


















