
Forse non se ne sono accorti i cittadini ma le ore che stiamo vivendo sono cruciali per l’amministrazione comunale. La situazione politica della maggioranza che regge Palazzo dei Priori è notevolmente cambiata dal quasi lontano giugno 2013.
Un’accelerata sorprendente è stata data dalle dinamiche che si sono innescate con le votazioni provinciali. Storica e densa di conseguenze la nascita di un nuovo soggetto politico ‘Moderati e Riformisti – Cambia la Tuscia’. In tanti in un primo momento hanno pensato alla classica formazione politica taxi. Una di quelle usa e getti. Invece lo stesso sindaco Michelini ha deciso di metterci la faccia, si è speso in prima persona, ha esultato per il successo ottenuto. Memorabile la sua frase: “Siamo la seconda forza politica del territorio”.
E mentre accadeva tutto questo, mentre veniva con una serie di azioni e riti oscurata l’idea del partito-taxi, si compiva un gesto storico. Con questa nuova creatura politica, che dovrebbe dotarsi a breve (così parlò Michelini) di un coordinamento, il sindaco di Viterbo ha di fatto valicato il Rubicone.
Questo gesto ha cambiato la politica del capoluogo. In un colpo solo Michelini ha annullato le liste civiche, le stesse che l’avevano portato alla vittoria nel 2013. Forse sono state proprio quelle liste dei partiti-taxi, ma lo scopriremo solo vivendo se questa lettura è giusta.
Le liste civiche si sono sciolte nelle provinciali per dare vita alla nuova creatura politica. Difficile ora tornare indietro e dire che “s’è scherzato”. Ma c’è qualcosa che va oltre la lista Moderati e Riformisti e che ci porta al demiurgo di tutta l’operazione. Quel Giuseppe Fioroni che ha dimostrato di saperci fare, ancora una volta, con la politica. Quel Giuseppe Fioroni che ha incassato due consiglieri suoi in Provincia da dentro alla lista del Pd (Fabbrini e Stelliferi) e tre dai Moderati (Treta, Tofani, Voccia).
Tutte queste manovre fanno emergere la grande verità di Palazzo dei Priori. La maggioranza è composta da due gruppi: “i fioroniani” e i “non fioroniani”. I primi hanno in mano quasi tutte le cariche del Comune, i secondi quasi niente. Da questa cruna d’ago passa il rimpasto e il destino dell’amministrazione comunale. Che potrebbe anche venire giù, in assenza d’accordo.


















