Meno "fuffa" e "Gabibbi" perché altrimenti l'informazione è un'arma
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Gli Stati Generali La Fune
A chi serve questa arma? Chi la usa per proprio tornaconto? Non lo so. Ma so che se venisse usata dalla “politica” non farebbe “Politica”. Perché la Politica, citando Papa Francesco “è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune”. E un’arma non lo cerca di certo.

MARTE – Anche qui su Marte è arrivata la notizia della prematura dipartita di Papa Francesco, uomo di pace e di amore, e la nomina del nuovo successore di S. Pietro, Papa Leone XIV°.

Tra le prime parole che Leone XIV° ha espresso in questi giorni, ce ne è una che mi ha colpito  particolarmente. L’ha rivolta al mondo dell’informazione ed è la seguente: “La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto”. L’ha definita “disarmata e disarmante”. Come ha definito la Pace il giorno della sua elezione al soglio pontificale, ribadendo così che se “Disarmiamo le parole contribuiremo a disarmare la Terra”.

Molta della comunicazione con cui ci confrontiamo nel mondo, ma soprattutto nella nostra piccola comunità viterbese, non so quanto sia vicina a quanto detto dal Papa. Mi riferisco a quegli articoli che qui su Marte definiamo “del Gabibbo”, tipico essere televisivo italiota.

Sono quelle “notizie” che descrivono l’erba alta, il negozio chiuso, la strada piena di buche, l’opera portata a compimento da qualcuno che non l’ha iniziata, e che si fermano solo a una presunta denuncia. Che diviene poi, parafrasando il Papa “una comunicazione armata”. La denuncia a sé stante non crea “spazi di dialogo e di confronto”. Se non si fa una ricerca delle cause di ciò che si denuncia, se non si approfondisce il percorso che porta a quella denuncia, si scaglia solo una pietra.

Fa rumore, fa male, è un’arma. Come tale non disarma “la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio” né tanto meno riesce a purificarla dall’aggressività”.

Quanto mi piacerebbe leggere meno “fuffa” sul web, e più denunce e spiegazioni. Perché l’erba alta è un evento naturale che viene denunciato ogni anno, un po’ come S. Rosa o il Natale. Ma l’articolo “del Gabibbo” si ferma lì, perché se ne spiegasse i motivi, non sarebbe più un’arma. L’articolo “del Gabibbo” non crea “ambienti umani che diventano spazi di dialogo e di confronto”.

A chi serve questa arma? Chi la usa per proprio tornaconto? Non lo so. Ma so che se venisse usata dalla “politica” non farebbe “Politica”. Perché la Politica, citando Papa Francesco “è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune”. E un’arma non lo cerca di certo.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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