"Meglio tirare a campare che tirare le cuoia"
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VITERBO - Sindaco di Viterbo, con onesta volontà di fare e rispetto per la città. Primo cittadino di poca fortuna politica però, perché si trova a "regnare" nella fase di disfacimento dell'impero del centrodestra. E questo disfacimento, che trova la sua rappresentazione plastica nel governo giallo-verde, lo paga sulla propria pelle. 

VITERBO – Ipse dixit Divo Giulio: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. A Palazzo dei Priori dovrebbero foderarci le mura interne con questa frase, specie quelle della sala rossa. Lì dove siede il sindaco Giovanni Arena. 

Sindaco di Viterbo, con onesta volontà di fare e rispetto per la città. Primo cittadino di poca fortuna politica però, perché si trova a “regnare” nella fase di disfacimento dell’impero del centrodestra. E questo disfacimento, che trova la sua rappresentazione plastica nel governo giallo-verde, lo paga sulla propria pelle. 

Oggi Arena in realtà non tira né a campare né le cuoia, più che altro tira un sospiro di sollievo. Ha rimesso insieme la giunta, risolvendo anche la spigolosità quote rosa mettendo in gioco nel flipper della maggioranza Francesca Bufalini come assessore tecnico di sua fiducia. 

Tutti i partiti accettano la decisione del primo cittadino e si va avanti. Rientrano in squadra i due assessori meloniani Laura Allegrini e Marco De Carolis. Da FdI la rinuncia al terzo assessore, la rinuncia a volerci mettere Claudia Nunzi, la rinuncia anche a incassare almeno la soddisfazione di vedere fuori anche l’ex Claudio Ubertini. 

Si ricompone tutto perché Fratelli d’Italia dà carta bianca al primo cittadino, che trova la soluzione più soft possibile. La Lega va liscia. Ma appare evidente come la frattura non sia sanata, anche perché molto probabilmente insanabile. E ce ne accorgeremo dopo le europee. Lì per tirare a campare occorrerà fare capriole spericolate e il rischio di tirare le cuoia andrà alle stelle. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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