Me ne frego della crisi, qui cari signori c'è una città a pezzi a cui dare un verso
risiko
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Me ne frego dei partiti e delle liste civiche, di chi fa l'assessore e di chi smette, del celodurismo, di chi perde la faccia e di chi pensa si possa giocare all'arte della guerra pensando di essere Lao Tzu e invece non è altro che una mezzacartuccia di provincia dalle strategie farlocche.

Me ne frego della crisi, dei giochetti di partito, dello sport del cambio-casacca e dei comunicati stampa per buttare palate di merda tra una forza e l’altra della maggioranza. Me ne frego da cittadino e se ne fregano altamente i viterbesi. Tutti. 

Me ne frego dei partiti e delle liste civiche, di chi fa l’assessore e di chi smette, del celodurismo, di chi perde la faccia e di chi pensa si possa giocare all’arte della guerra pensando di essere Lao Tzu e invece non è altro che una mezzacartuccia di provincia dalle strategie farlocche. Anche perché qui l’unica battaglia vera è quella contro la città sporca, lo scarso appeal turistico, l’aumento delle tasse perché non si è capaci di costruire meccanismi diversi per rimpinguare i bilanci comunali, la maledetta assenza cronica di lavoro e contro il futuro negato a tanti giovani e purtroppo anche a persone di tutte le età. 

Si può giocare quanto si vuole a “guelfi” e “ghibellini” in tempi prosperi ma ci permettiamo di dare una comunicazione di servizio a chi non se ne fosse accorto: Viterbo è cotta. Troppi anni sono stati buttati nel nulla cosmico e spesso tragicomico, in azioni politiche di facciata, in prove muscolari tra correnti dello stesso partito o tra partiti della stessa coalizione. Mentre nel Palazzo si gioca tra le strade emerge il problema. La sporcizia, i crolli, il degrado anche sociale e le saracinesche chiuse del centro storico. 

Questa è roba che fa paura e governare la città significa combattere contro questo e non perdere tempo a contarsi, a sfidarsi, ad accendere fuochi intorno al primo cittadino. Me ne frego delle europee e di come andranno a finire. Delle figuracce che faranno alcuni e dei trionfi che celebreranno altri. Sto con i commercianti di via Cardinal La Fontaine con gli incassi ridotti a brandelli e il futuro buio. Con i lavoratori ex Esattorie, sballottati per anni tra le promesse. Con i viterbesi che prendono l’autobus e lo trovano sporco o freddo o addirittura non lo trovano perché rotto. Con i locali che si vorrebbe mettere in ginocchio forse per il desiderio inconscio di livellare e disintegrare anche quel poco che si muove. 

Caro sindaco Arena c’è bisogno di polso, forza, coraggio. C’è bisogno di governare una città ferma da troppo tempo e costruirne un futuro. Gli occhi di tutti i viterbesi sono su di lei. Non perda tempo, non si faccia dondolare dalle onde. Viterbo ha bisogno di coraggio, di governo, di decisioni, di avere la testa libera per poter sviluppare strategie e dare risposte. Queste crisi non sono normali perché quando una casa crolla chi ama quella casa fa di tutto per puntellarla e non si mette sul tavolo della cucina a giocare a Risiko. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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