Maxi fabbrica clandestina di sigarette a Civita Castellana scoperta da Carabinieri e Finanza
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Oltre alla produzione illegale, scoperta una rete logistica insonorizzata con tanto di zona notte per la manovalanza.

CIVITA CASTELLANA – Non era un semplice deposito abbandonato, di quelli che si vedono spesso tra le pieghe della zona industriale di Civita Castellana, dove il silenzio della crisi ha spento da tempo il rumore dei forni per la ceramica. Dietro quel cancello, tra i capannoni che un tempo erano il cuore pulsante del distretto sanitario, si nascondeva un cuore nero. Un’industria fantasma, occulta, una macchina da guerra del contrabbando capace di macinare milioni di euro e di sfidare il monopolio di Stato.

L’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza ha squarciato il velo su un mondo che non ti aspetti in provincia. Tutto è nato da un controllo. Un autoarticolato con targa straniera, un mezzo che non passava inosservato, fermato quasi per intuito investigativo. A bordo, il primo indizio di un sistema mastodontico: macchinari industriali, generatori di corrente e carichi di sigarette contraffatte che gridavano la loro falsità. Per i due conducenti, stranieri, si sono spalancate le porte del carcere di Regina Coeli. Ma il vero colpo doveva ancora arrivare.

Seguendo quella traccia, i militari sono arrivati a un ex opificio, una struttura apparentemente morta. Ma all’interno, il deserto industriale si era trasformato in un alveare frenetico. La scoperta ha lasciato a bocca aperta anche gli investigatori più esperti: una fabbrica clandestina di sigarette, studiata fin nei minimi particolari per non dare nell’occhio.

La tecnologia al servizio del crimine era impressionante. Pannelli fonoassorbenti per soffocare il boato dei macchinari di trinciatura – il rumore è il primo nemico di chi lavora nell’ombra – e condutture artigianali, ma studiate, collegate alle canne fumarie per disperdere i fumi della produzione. Non mancava nulla. C’era persino un’area destinata al soggiorno, una zona ristoro con dodici posti letto, segno che la “manovalanza” viveva e lavorava lì, in una sorta di enclave fuori dal mondo, dove il tempo era scandito solo dalla produzione di tabacco.

Il bilancio dell’incursione è da capogiro: dieci tonnellate di tabacco trinciato sequestrate, dal valore di oltre 2,5 milioni di euro. E poi, il dato ancora più inquietante: dieci tonnellate di pulviscolo, lo scarto di una produzione che, nei calcoli degli inquirenti, avrebbe portato sul mercato nero circa 100 milioni di sigarette. Un buco nelle casse dello Stato da un milione e mezzo di euro in sole accise non pagate.

Civita Castellana, capitale della ceramica, si ritrova così suo malgrado al centro di un giallo internazionale. Un’inchiesta che, ancora una volta, ci ricorda come il confine tra legalità e mondo sommerso sia molto più sottile di quanto immaginiamo. E di come, tra un capannone abbandonato e l’altro, il crimine abbia imparato a mimetizzarsi perfettamente. Una ferita al territorio che, ora, attende di essere rimarginata con la giustizia.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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