Mario Palazzi si insedia alla guida della Procura di Viterbo

Durante la sua carriera alla DDA ha condotto azioni volte a reprimere la criminalità organizzata di Ostia, retta dal clan degli Spada.
VITERBO – Mario Palazzi è il nuovo procuratore capo della Repubblica a Viterbo. L’insediamento di giovedì mattina 18 settembre segna l’apertura di una nuova era nella Procura viterbese.
58enne, dal 1995 in magistratura. Ha sempre svolto, tranne una breve parentesi, il ruolo di pubblico ministero. Dal 2011 è stato assegnato alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma. Si è occupato, nel corso della sua carriera, di reati contro la pubblica amministrazione e di lotta alle mafie “autoctone”. Ha ricoperto il ruolo di Procuratore ad Ariano Irpino, Perugia e Rieti.
Durante la sua carriera alla DDA ha condotto azioni volte a reprimere la criminalità organizzata di Ostia, retta dal clan degli Spada.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi


















