Marco Ciorba: "Da diciotto giorni mio padre sta combattendo per la vita contro questo maledetto virus. Ognuno faccia la sua parte"
Ciorba
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VITERBO - "Sono diciotto giorni che mio padre Lorenzo sta combattendo per la vita in un letto di ospedale contro questo maledetto coronavirus senza che io possa stringergli una mano per confortarlo e tanto meno vederlo".

VITERBO – “Sono diciotto giorni che mio padre Lorenzo sta combattendo per la vita in un letto di ospedale contro questo maledetto coronavirus senza che io possa stringergli una mano per confortarlo e tanto meno vederlo”.

Così in queste ore Marco Ciorba, figura molto nota a Viterbo, ha raccontato la propria angoscia nella storia di questa terribile crisi internazionale.

Il padre Lorenzo, stimato commercialista, ha contratto il virus. Abbiamo ritenuto importante dare risalto a quanto scritto dal figlio Marco perché rappresenta un invito alla lotta necessaria contro un mostro spietato ma anche un messaggio di speranza, di fiducia. Un invito per tutti a fare la propria parte in questa battaglia assurda ma vitale.

“Scusate se non sono riuscito a rispondere a tutti i vostri messaggi di vicinanza, ma il mio pensiero in questi giorni è stato solamente per lui, per mia madre, le mie fragili e indifese nonnette e la mia ragazza, che fortunatamente come me non hanno contratto il virus – continua Marco -.

Vorrei ringraziare a nome di tutti chi ci è stato vicino in questo momento difficile dimostrando senso di comunità e di fratellanza e tutti coloro che con grande senso civico su nostra richiesta si sono immediatamente auto isolati in via precauzionale per contrastare la diffusione di questo invisibile e bastardo nemico.

 

Vorrei ringraziare con tutto il cuore i medici, gli infermieri e gli operatori dei reparti di rianimazione e di malattie infettive di Belcolle, che stanno assistendo con professionalità e tanta umanità mio padre e continuano a lavorare combattendo senza mai indietreggiare, anche io e le mie collaboratrici dopo la quarantena precauzionale, abbiamo deciso di non tirarci indietro riaprendo la scorsa settimana lo Studio di consulenza e blindandolo verso l’esterno.

Siamo tornati in trincea per etica professionale, per sostenere e per assistere, come abbiamo sempre fatto dal 1975, le aziende italiane nostre clienti, i loro dipendenti e le loro famiglie in questo momento difficile per tutti. Stiamo supportando con tutti gli adempimenti necessari, lavorando h24, sia le aziende che hanno dovuto chiudere attivando le casse integrazioni per tantissimi dipendenti in tutto il territorio nazionale, sia quelle che, come noi, con i loro dipendenti stanno mantenendo in piedi il sistema Italia e i servizi essenziali per la sopravvivenza della popolazione.

Covid-19 ha sferrato un duro colpo alla nostra famiglia ma non ci ha affondato, per questo se tutti insieme facendo ognuno la nostra parte, chi a casa e chi a lavoro, potremo sconfiggere e liberare l’Italia da questo mostro, e dimostreremo a tutto il mondo che gli italiani sono un grande popolo. Un mio forte pensiero di vicinanza va a tutte quelle famiglie che stanno piangendo i loro cari o a quelle che stanno vivendo come me il dramma del virus e voglio ricordare che i nostri famigliari non sono insignificanti numeri del bollettino della protezione civile, ma sono persone in carne ed ossa che amiamo, che sosterremo e difenderemo con tutte le nostre forze perché sono una parte indispensabile dei nostri cuori”. 

La redazione de La Fune esprime la massima vicinanza a Marco, al dottor Lorenzo Ciorba e a tutta la famiglia.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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