Marciapiedi da incubo - Viale Francesco Baracca, lo slalom tra punti dissestati e rami di albero
Viale Baracca 4
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Occhi aperti quando utilizzate i marciapiedi di Viale Francesco Baracca. Riflessi aguzzi e muscoli scattanti per affrontare, senza colpo ferire, manto dissestato e rami di alberi caduti.

Occhi aperti quando utilizzate i marciapiedi di Viale Francesco Baracca. Riflessi aguzzi e muscoli scattanti per affrontare, senza colpo ferire, manto dissestato e rami di alberi caduti.

Questo scorcio sul tratto viterbese della Teverina ce lo invia un lettore de La Fune, che sta seguendo la nostra rubrica – curata dalla brava Michela Di Pietro – ‘Marciapiedi da incubo‘. Un viaggio per raccontare la vita quotidiana dei cittadini e dei turisti e una documentazione che serve chiaramente per evitare che qualcuno a Palazzo dei Priori possa dire: io non lo sapevo. 

La Fune accende i riflettori sullo stato spesso insostenibile in cui versano i marciapiedi. La cura della città è in fondo il primo dovere per chi l’amministra, consapevoli che “degrado chiama degrado”. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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