Marciapiedi da Incubo - Le mancanze di via Murialdo
Leonardo Murialdo 1
Gli Stati Generali La Fune
Via Leonardo Murialdo. Altra via molto conosciuta e molto attraversata da automobilisti, pedoni, mamme e bambini. Sono soprattutto le mamme che ci raccontano come si passa su quella strada e quanto sia scomodo portare i propri figli nella scuola materna che si trova esattamente a metà via.

Via Leonardo Murialdo. Altra via molto conosciuta e molto attraversata da automobilisti, pedoni, mamme e bambini. Sono soprattutto le mamme che ci raccontano come si passa su quella strada e quanto sia scomodo portare i propri figli nella scuola materna che si trova esattamente a metà via.

Scomodo perché i marciapiedi sono stretti? No. Scomodo perché l’asfalto è massacrato e quindi è quasi impossibile passarci sopra con i passeggini? No, nemmeno questa è la motivazione giusta. Accompagnare i propri figli a scuola in via Murialdo è difficile perché i marciapiedi non ci sono. Più semplice di così si muore.

Rimpiangiamo quasi le belle buche profonde, le piante arse dal sole che svettano felici lungo quasi tutti i marciapiedi della città, gli smottamenti del terreno che danno sempre quel brivido quando siamo nelle vicinanze, questa scuola materna non si è meritata nemmeno un marciapiede. Non ci facciamo mancare niente tranne la sicurezza.
Percorriamo l’ultimo tratto di strada e il paesaggio torna finalmente familiare: nella parte finale della strada infatti tornano i crateri lunari, il microclima che secca ogni tipo di essere vivente e i bordi dei marciapiedi scaraventati a dieci metri dal luogo dove dovrebbero stare.

Questa via è la strada centrale di un quartiere molto popolato soprattutto da famiglie che spesso si muovono a piedi per arrivare al supermercato più grande della zona o che passeggiano per raggiungere il centro che non è molto lontano da qui ed è impensabile, proprio per questo motivo, non avere marciapiedi degni di questo nome. Nel nostro caso di non averne affatto, per giunta fuori da una scuola materna. Un altro clamoroso buco nell’acqua per il vivere civile viterbese.

 

 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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