Marciapiedi da Incubo - L'abbandono di largo Biferali
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Largo Giorgio Biferali. Siamo tornati al Carmine, avevamo promesso di non lasciare incompiuta la nostra opera di monitoraggio marciapiedi in questo quartiere e abbiamo mantenuto le promesse. Era meglio lasciar perdere.

Largo Giorgio Biferali. Siamo tornati al Carmine, avevamo promesso di non lasciare incompiuta la nostra opera di monitoraggio marciapiedi in questo quartiere e abbiamo mantenuto le promesse. Era meglio lasciar perdere.

Via Biferali è una via cieca che si insinua proprio nel cuore del quartiere, si lascia lo slargo omonimo e ci si addentra in questa porzione di strada un po’ buia e, da come vediamo, abbandonata. Abbandonata perché il piccolissimo spazio pubblico con qualche panchina è brullo e lasciato all’azione dell’incuria e dell’abbandono, abbandonata perché i sacchetti dei rifiuti giacciono ai lati della strada e infine, abbandonata perché i marciapiedi sono un cumulo di calcinacci e detriti.

Ci sono anche i cadaveri delle solite piante stecchite, non abbiate timore. Un raro (non di certo a Viterbo) esemplare di edera infestante da camposanto si staglia fiera nel bel mezzo del marciapiede che stiamo percorrendo e ci costringe a cambiare direzione.

Non c’è nessuno in via Biferali che si avventura a piedi: gli abitanti dei palazzi che vediamo passeggiare lì intorno, caricano i bambini in auto e si allontanano veloci, magari a cercare lo spazio verde più vicino. Anche coloro a spasso con i cani, scelgono di allungare il passo e raggiungere le vie più lontane.

La sensazione di abbandono del quartiere Carmine è palpabile, soprattutto in queste vie che restano fuori dallo sguardo e dal tran tran delle auto, queste stesse vie abitate da molte famiglie che hanno bisogno (e hanno diritto) a percorrere le strade del proprio quartiere a piedi. Anche qui, come nella maggior parte dei quartieri viterbesi, queste passeggiate non sono possibili perché sui marciapiedi sopravvivono pietre, massi, buche e degrado in tante forme diverse. Anche qui, la mano scellerata dell’uomo, che dovrebbe aiutare a mantenere decorosa questa città, mostra la sua natura più nera.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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