Marciapiedi da incubo - La natura morta di strada della Pila
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Strada della Pila. Via in salita che si apre su Via Monti Cimini. Uno sbiadito murales dà il benvenuto in un bel quartiere residenziale, ricco di verde e di spazi aperti. Verde però non è proprio il colore giusto se volgiamo il nostro sguardo ai marciapiedi. Marrone è la scelta più azzeccata.

Strada della Pila. Via in salita che si apre su Via Monti Cimini. Uno sbiadito murales dà il benvenuto in un bel quartiere residenziale, ricco di verde e di spazi aperti. Verde però non è proprio il colore giusto se volgiamo il nostro sguardo ai marciapiedi. Marrone è la scelta più azzeccata. La palette di colore va dal grigio del pochissimo asfalto rimasto sul manto stradale, il bianco sporco dell’intonaco del muro che costeggia i palazzi e il marrone melma della vegetazione che arreda il trafficatissimo marciapiede che sale fino a Via Rosmini.

Dal grado di arsura a cui sono sottoposte le piante lì intorno sembra quasi che, in quella via, sia presente un microclima con temperature oltre i 100 gradi dove nessuna pianta e nessun tipo di asfalto può resistere. Quel microclima si chiama incuria e abbandono.

All’inizio della strada che ci accoglie con piante degne di un camposanto gotico, prima della gloriosa raccolta differenziata, campeggiavano fieri dei bei cassonetti, molto spesso riversi al centro della carreggiata perché il marciapiede crollava sotto il loro peso, ma comunque rimasti nella memoria degli abitanti del quartiere.

L’impronta che hanno lasciato non è solo nella memoria, ma è fatta anche di una strana sostanza biancastra simile a asfalto fuso che è rimasta lì a bordo strada e che ancora incuriosisce chi passa da quelle parti. C’è chi dice che sia la plastica di un cassonetto fuso, chi dei blocchi di cemento lasciati lì da chissà chi, chi solo il marciapiede che si sta sfaldando, resta il fatto che la strana materia non identificata sta lì da almeno 4 anni e nessuno si sogna di andare a toccarla tantomeno a rimuoverla.

Superati i crateri, i rovi e le erbacce, c’è l’ultima grande sfida che attende i temerari della passeggiata: un romantico tappeto di vetri. Piccoli, grandi, piccolissimi o enormi, su quel marciapiede di Strada della Pila ci sono sempre, in ogni periodo dell’anno, metri e metri di vetri. Anche in questo caso, gli abitanti del quartiere non sanno da dove sbucano ma, l’unica cosa certa, è che nessuno li ha mai tolti.

Se si è fortunati ci si può trovare di fronte a delle vere e proprie finestre che vengono rimosse dopo varie minacce a chi di dovere da parte degli inquilini del palazzo di fronte al marciapiede. Il vicino giardino (campo sarebbe la parola giusta), accoglie spesso decine di ragazzi che bivaccano lì intorno e lasciano bottiglie di birra a svernare sul nostro amico marciapiede non curanti del fatto che qualche cestino per l’immondizia esiste. No, meglio i vetri che abbelliscono il manto stradale. Fanno parte della trama, del tessuto urbano pazienza se si conficcano nella zampa di un cane o nel ginocchio di un bambino.

E pensare che qualche anno fa quel marciapiede era un’esplosione di colore, dove i giovani writers viterbesi dipingevano i loro pezzi con la bomboletta spray. Ma quelli erano solo vandali.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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