
IL CORNER DEL PROFESSORE – Manager Culturale a Viterbo: questo matrimonio non s’ha da fare. Perché? Sono appena tornato a Viterbo per qualche giorno e mi raccontano che in Comune si parla di “manager culturale”, proposto da Alvaro Ricci, e che ognuno ha la sua opinione. L’argomento si dimostra appassionante come sospettavo quando ho invitato Alvaro Ricci in diretta a spiegarcelo, dopo che la maggioranza ha bocciato il suo emendamento.
Provo a chiarire la mia posizione, almeno a me stesso. Ogni amministrazione ha il suo assessore alla Cultura che incassa circa 60.000 euro all’anno. Però ha in genere 9 deleghe. A Viterbo Antoniozzi: ha portato il teatro dell’Unione in attivo, sta cercando un direttore per il museo civico e a suo modo, lavora, si dedica e persegue il programma elettorale e le proprie idee. Su queste idee è doveroso portare rispetto. Ognuno ha le sue e loro hanno vinto le elezioni.
Alvaro Ricci, già in maggioranza, presenta dai banchi dell’opposizione emendamento per “manager culturale”. Parla di 30.000 euro di compenso annuo per tre anni, e di centinaia di migliaia di euro di budget. Si può fare?
Il direttore de La Fune, Roberto Pomi, qualche giorno prima, aveva indicato la necessità di una figura al servizio della città indicando anche una cifra di circa 40.000 euro annui tra compenso ed eventi per tutto l’anno. Spero cumulabile con altro: il direttore sa quanto costano piani di sicurezza etc. Poco importante, andiamo avanti.
Numeri e posizioni diverse. In città ognuno probabilmente ha la sua. Attenzione. Il Comune di Viterbo ha da anni le “convenzioni”, che Antoniozzi adesso chiama di fascia A, con cui, dopo aver individuato con bando le persone giuste, dà mandato, per tre anni, di portare avanti attività ritenute importanti: Tuscia film Festival, Medioera etc.
Circa €115.000 annue, più di quanto indichi Pomi, poco meno di Alvaro Ricci ma ognuno per una sola attività. I soldi vengono spesi per la cultura: forse la figura di manager sarebbe ridondante?
Non basta. Vanno aggiunti i bandi che, sia a Natale che in estate, dovrebbero poter permettere, alle molte associazioni o a singoli, di presentare progetti a sfondo culturale per la città. Di fatto molti euro che aggiunti alle convenzioni in 5 anni sorpassano un milione. Poi ci sono Santa Rosa, il Natale, San Pellegrino in Fiore, oltre che Ombre etc. Stimo sopra al milione di euro spesi ogni anno per cultura ed eventi. Il numero di Alvaro Ricci sembrerebbe corrispondere.
Fantastico, investiamo tantissimo per cultura, eventi e promozione. Giusto? La nostra città dovrebbe essere nota in tutto il mondo ed avere eventi tutte le settimane. Giusto? Di certo un calendario annuale e tantissima risonanza. Giusto? No. Credo che qualcosa non funzioni cosa
che motiva sia Ricci che Pomi e probabilmente anche la signora sindaco Chiara Frontini se stesse all’opposizione.
Il problema esiste: nonostante l’ingente investimento non si percepisce la presenza dell’immagine di Viterbo nel panorama nazionale. Non credo che Viterbo si distingua per attività culturali.
Con un post chiedo chi potrebbe essere il manager culturale. Sinceramente mi danno fastidio quelli che tirano il sasso e nascondono la mano: dite la vostra o state zitti. Ma anche quelli che si concentrano sula provenienza, viterbese o meno, del possibile manager mi sembra stiano dalla parte del torto. L’invidia e l’insicurezza rovinano tutto. Credo che siano parte del problema non della soluzione. Ma qualcuno risponde e qualcuno si propone.
Il mio amico produttore televisivo Carlo Cozzi, vincitore del Globo D’oro per il miglior documentario italiano del 2023 con il lavoro su Gianni Agnelli, dichiara di essere l’unico poter ricoprire questo ruolo. Posizione interessante ed errata ovviamente.
Direi che almeno Alessandro Maurizi, che ha portato a termine un altro grandioso Ombre Festival, sia da prendere in considerazione. Di sicuro ognuno di noi ha in mente una nome. Come sempre abbiamo ragione tutti in percentuale ed abbiamo tutti torto in percentuale ma ho
profondi dubbi sulla evoluzione positiva. Perché?
Analizziamo perché questa cosa non si farà mai? Ve lo immaginate un politico che lasci decidere ad altri come spendere una montagna di soldi pubblici. Ve lo immaginate un politico mettere una persona in mostra e non se stesso? Ancora peggio: ve lo immaginate un politico dover stare a sentire altri? Al contrario, la politica divide ed impera, sparge a pioggia e prova ad accontentare un po’ tutti per poi tagliare nastri e presenziare. Questa la radice del problema: anche la amministrazione Frontini è scivolata nelle brutte abitudine del passato. Progetti PNRR FESR etc vanno avanti ma programma culturale, promozione e visione a lungo per la città sono al palo.
La mia posizione è: come dice Giorgia Meloni :” se non ha coraggio, non fare il sindaco”. La signora Sindaco, Chiara Frontini, e dopo di lei chiunque verrà, deve prendersi la responsabilità di questa e di altre scelte per 5 anni e tenere il punto. Se non ci piace il risultato dopo 5 anni
proviamo con altre idee e proposte, nomi e progetto. Ma per favore cambiamo le carte in tavole.
Nella direzione cultura la scelta di questa amministrazione è stata “non scelta”. Continuare con le convenzioni e con i bandi. Io ritengo la scelta errata. Speriamo in un ripensamento per gli ultimi due anni.
Serve un cambio di passo. Serve qualcosa di cui essere tutti orgogliosi e da presentare al mondo: Promozione, Informazione, un calendario annuale, un occhio al decoro ed alla presentazione della città, serve la sicurezza per chi volesse investe. Se vogliamo essere una città turistica dobbiamo iniziare a comportarci come tale. Leggendo le linee guida per le prossime convenzioni si richiedono 15 anni di attività. Veramente? Vi sembra che le cose degli ultimi 15 anni abbiano posizionato Viterbo sulla scena nazionale ed internazionale come città della cultura? Direi di no. Anzi, penso si possa fare molto meglio.
Non sto criticando gli ultimi sindaci, dico che dobbiamo iniziare a pensare in modo diverso: calcolerei quanto ha speso l’ultima amministrazione in 5 anni per (cultura+ promozione+ eventi)-(Santa Rosa)
Tutto compreso e niente escluso. Anche le paghette ad amici e cose che si fanno tutti gli anni comunque, compreso Natale e San Pellegrino in fiore etc. Tutto, nessuno escluso. Chiederei a qualcuno per 5 anni di fare cultura con calendario annuale che includa San Pellegrino in fiore e natale ma con la priorità della promozione su base almeno nazionale.
Magari anche l’assessore ma con una sola delega. Credo che la promozione in ottica sviluppo turistico della città (sia chiaro è la sopravvivenza) sia prioritario. Tutti, associazioni e rompiscatole come me, possono interfacciarsi con l’incaricato e proporre qualcosa da inserire nel calendario ma con una visione unitaria organica e soprattutto capendo che almeno un terzo delle risorse debba andare in promozione. Ovviamente ci si deve munire, ad esempio, di un piano di sicurezza sempre a disposizione, non continue spese ripetute.
Basta con tutti allo sbaraglio. Dobbiamo agire verso “consapevolezza, identità e pianificazione”. Serve il cambio di passo ma, questa volta, credo non essere pratico e pragmatico. Sto parlando di sogni perché la politica non riuscirà mai a fare un passo indietro.
Replica del direttore de La Fune Roberto Pomi
“Caro Giulio, come sempre ti ringrazio dei tuoi interventi che contribuiscono ad arricchire il dibattito cittadino. Meglio ragionamenti “storti”, da correggere in maniera dialettica, che un encefalogramma piatto per la città.
Sono però costretto a replicare al termine del tuo intervento, che come sempre abbiamo riproposto fedelmente all’originale. Devo farlo perché riscontro anche in questo tuo contributo un tentativo di “piegare” la realtà delle cose accadute alle esigenze della tua teoria. E visto che lo fai “piegando” anche le mie parole e i miei ragionamenti non posso permettere che si concretizzi una strumentalizzazione del mio pensiero, snaturandolo dal senso reale. Tu sei libero di parlare e di dire la tua ma se tiri in ballo parole e pensieri di altri avresti il dovere di coglierne almeno il senso e non stravolgerlo.
Ho già spiegato il grande equivoco che si sta creando sulla vicenda “manager culturale” in un precedente mio intervento (leggi qui). La mia posizione, e quella del giornale che dirigo, è che sarebbe utile dare un incarico a qualcuno per organizzare un calendario annuale di micro-eventi in centro (artisti di strada, teatro di strada, etc). Un direttore artistico che abbia la missione di rendere più attrattivi i fine settimana, con una spesa che reputo ragionevole e possibile di 40mila euro.
Tu stai cercando di portare il dibattito su un altro campo, parlando di cose diverse e puntando essenzialmente all’eliminazione della figura dell’assessore alla Cultura, che sembrerebbe apparire nelle tue parole come un ostacolo alla crescita della città, in favore di un tale “manager culturale”. Tra l’altro sembra che tu spinga affinché sia un viterbese e poi nel recente articolo accusi altri di porre “l’inutile questione” della residenza dello stesso. La sensazione è che tu voglia “forzare” l’esistente, dipingendolo come poca roba, e aprire un futuro alle “magnifiche sorti progressive”.
Sbagli di molto il racconto della realtà, a mio giudizio, e soprattutto ti fai profeta di un modus operandi che non esiste da nessuna parte d’Italia nel modo in cui lo concepisci tu e che sarebbe impossibile e inopportuno sperimentare a Viterbo. Tra l’altro il panorama culturale della città non è affatto zero come lo dipingi, anzi. Ritengo, scusa se mi permetto, che tu stia operando una strumentalizzazione della realtà finalizzata a far nascere “per forza o per amore” una figura di manager culturale strampalata, difficile da definire e impossibile da “incoronare”.
Di tutti i nomi che fai nessuno, te lo dico francamente, sarebbe in grado. E non mi importa di attirarmi antipatie, abbiamo le spalle abbastanza larghe, anzi reputo opportuno “sgonfiare” qualche ego. Compreso il tuo, e te lo dico in amicizia. Apprezzo il tuo amore per la città ma dobbiamo tutti essere molto seri perché il dibattito pubblico non è un bar dove ognuno si alza e dice la sua. Anche un giornale non può funzionare come un bar. Con immutata stima.


















