Il "pastrocchio" del manager culturale, il mea culpa de La Fune
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Alla fine ci siamo ritrovati addirittura con un "toto-nomi" tutto in salsa viterbese che ci ha lasciato, pur rispettando tutti, piuttosto perplessi. Qualcuno, nel dibattito, ha anche provato a evidenziare come, in caso di attivazione del manager culturale, sarebbe opportuno selezionare un non viterbese.

VITERBO – Un direttore artistico per micro-eventi funzionali ad animare il centro storico non un manager culturale. Questa è l’idea che La Fune ha lanciato l’8 luglio scorso. Non una proposta venuta fuori dal vuoto pneumatico ma figlia di un lungo e bello scambio di idee, avvenuto lontano dalla città di Viterbo, durante un pranzo di diverse decine di persone dove abbiamo avuto modo di incontrarci con operatori del settore culturale, organizzatori di eventi per i centri storici, etc. Nessun incontro lobbystico per essere chiari, semplice e casuale coincidenza determinata da cari amici.

Da quel confronto, con ragionamenti vari su alcuni modelli nazionali che hanno dato frutto, è nato l’articolo ‘Centro storico, servono eventi per renderlo vivo e un direttore artistico che programmi su base annuale’ (leggi qui), che a riprova di quanto l’argomento sia sentito ha fatto il pieno di lettori. Poi siamo andati un po’ in confusione perché l’argomento ha iniziato a “viaggiare” nelle correnti cittadine, siamo stati contattati da molte persone e alla fine ci siamo ritrovati con la proposta di emendamento di Alvaro “Corsaro” Ricci in consiglio comunale per l’istituzione di un manager culturale.

Ci è sembrato che Ricci avesse strizzato l’occhio alla nostra idea iniziale di “un direttore artistico” ma non è esattamente così e ce ne siamo resi conto ascoltando l’intervista che ha rilasciato all’amico Giulio Della Rocca su Tuscia in Fiore e il canale Facebook de La Fune. Ricci parla di manager culturale e la sua idea, pure interessante ai fini del dibattito e della riflessione che in una comunità è sempre prezioso e lodevole, tratteggia una prospettiva molto diversa (e più complessa) di quella di cui si vorrebbe fare carico di proporre questo giornale.

Alla fine ci siamo ritrovati addirittura con un “toto-nomi” tutto in salsa viterbese che ci ha lasciato, pur rispettando tutti, piuttosto perplessi. Qualcuno, nel dibattito, ha anche provato a evidenziare come, in caso di attivazione del manager culturale, sarebbe opportuno selezionare un non viterbese. Prospettiva che ci trova perfettamente in accordo, per scongiurare dinamiche da stra-paese che possono fare, a nostro modo di vedere, solo male alla città.

Ma andiamo oltre perché è nostra intenzione essere chiari su una cosa: non condividiamo l’idea di un manager culturale nel senso inteso da Ricci, che comunque ringraziamo per avere introdotto una riflessione preziosa in più. Riteniamo infatti che il lavoro del manager in realtà in un Comune sia proprio dell’assessore competente. L’assessore è figlio del sistema elettorale che porta all’individuazione di un sindaco, democraticamente eletto, che lo indica. Quindi c’è un processo legittimo e non bersagliabile da polemiche e teorie varie. Faida inutile che invece si andrebbe ad attivare per la scelta di un manager culturale. Specie se la scelta poi cadesse su un viterbese, apriti cielo. Bocciamo l’idea per scongiurare il caos di polemiche che aprirebbe.

Riquotiamo invece la più piccola visione di un direttore artistico del centro storico a cui affidare un incarico, sotto soglia e quindi entro i 40mila euro (comprensive del costo degli eventi), sperimentale per un anno, per la definizione di un calendario di micro eventi finalizzato a vitalizzare il centro storico. Anche perché ci sembra che essendo Alfonso Antoniozzi assessore alla cultura – nonostante limiti e storture del sistema – un senso alla dimensione culturale della città sia stato dato. Riteniamo che Antoniozzi stia facendo sufficientemente bene il proprio lavoro e che anzi abbia interpretato e riscritto bene il perimetro d’azione dell’assessorato che guida, facendo una distinzione tra eventi culturali ed eventi di folklore o popolari.

Il tandem Antoniozzi-Scardozzi ci sembra avere contribuito a un miglioramento del funzionamento e del senso dell’Assessorato alla Cultura. Tutto questo ci fa ritenere poco opportuno aprire un ragionamento sul manager culturale. Mentre affidiamo alla lettura dell’assessore Antoniozzi, con magari anche la possibilità di passare la palla a Scardozzi (alla luce di quanto sopra), per individuare un direttore artistico incaricato di riempire di intrattenimento il centro storico tutti i fine settimana dell’anno.

Serve qualcuno che abbia un buon curriculum, che abbia contatti con il mondo degli artisti e del teatro di strada e che abbia qualità umane di sintesi e capacità di dialogo. Essendo la cifra ridotta e anche la portata dell’azione limitata eviteremmo di porre limiti geografici. Di Viterbo o non poco importa, l’unico requisito utile andremmo a rintracciarlo nelle capacità più o meno dimostrate.

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