Mammagialla chiude la porta al 41 bis: trasferiti in Sardegna gli ultimi 88 detenuti del carcere duro
Foto carcere Mammagialla
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Con questo maxi-trasferimento, Mammagialla volta pagina. La struttura viterbese si libera così da uno dei suoi reparti più complessi e delicati da gestire, mentre il baricentro del carcere duro italiano si sposta definitivamente oltre il Tirreno.

VITERBO – Si chiude un’epoca. La sezione al 41 bis del carcere di Mammagialla è ufficialmente svuotata. Un’operazione scattata nel silenzio, condotta con la precisione chirurgica del Gom (il Gruppo operativo mobile della Polizia Penitenziaria) e scortata da un impianto di sicurezza imponete: 88 detenuti ad alta pericolosità, condannati per reati di mafia, hanno lasciato Viterbo per raggiungere la nuova struttura di Uta, a due passi da Cagliari.

Un blitz in piena regola che rientra in una partita più grande, la cosiddetta “seconda fase” della riorganizzazione nazionale del regime di carcere duro voluto dal Ministero della Giustizia. Il piano mira a ridefinire gli spazi detentivi della Penisola, con la contestuale chiusura delle sezioni speciali di Viterbo e Terni e il loro accentramento nel penitenziario sardo, appositamente ristrutturato per accogliere i vertici della criminalità organizzata.

L’operazione non si è limitata alla Tuscia. Il coordinamento nazionale ha visto coinvolti nove istituti penitenziari in tutta Italia, con perquisizioni straordinarie scattate a sorpresa anche nei reparti di massima sicurezza di Parma, Roma e Nuoro. Per garantire che ogni passaggio avvenisse senza la minima sbavatura sono stati schierati oltre 220 uomini delle forze dell’ordine, supportati dai mezzi aerei della Guardia di Finanza, oltre a pattuglie di Polizia e Carabinieri.

A tracciare il valore politico e istituzionale dell’intervento è Alberto Balboni, sottosegretario alla Giustizia e senatore di Fratelli d’Italia, che ha riservato parole di forte apprezzamento per il lavoro svolto dal corpo di polizia penitenziaria e da tutte le forze impiegate: «Il 41 bis rappresenta il principale strumento di contrasto alla mafia e l’ultimo baluardo della sicurezza nazionale. Il Governo e Fratelli d’Italia continueranno a sostenere con determinazione il carcere duro e l’ergastolo ostativo, contando sull’aiuto imprescindibile degli uomini e delle donne in divisa».

Con questo maxi-trasferimento, Mammagialla volta pagina. La struttura viterbese si libera così da uno dei suoi reparti più complessi e delicati da gestire, mentre il baricentro del carcere duro italiano si sposta definitivamente oltre il Tirreno.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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