










INSIDE – Camminando nel cuore pulsante di Acquapendente, un centro storico che in questo momento pullula di iniziative culturali e artistiche, mi sono trovato a vivere un’esperienza visiva ed emotiva che vi lascerà senza fiato. Sto parlando della mostra ospitata presso la prestigiosa Galleria Falzacappa Benci, uno spazio diretto da Giulio Geronzi — un direttore artistico che da sempre ci ha abituato a proporre ed esporre artisti di livello nazionale. La mostra, che ormai volge al termine (visitabile fino al 14 giugno), è dedicata a un’espressione artistica affascinante e moderna: l’Elettronicismo, un linguaggio nato nel 1976 ed evolutosi a partire dal 2022, oggi sancito e riconosciuto ufficialmente con un proprio statuto depositato presso il Ministero della Cultura.
L’anima dell’Elettronicismo: dal caos all’arte
Il protagonista di questo viaggio è il maestro Giorgio Pulselli, un artista che conosco da molto tempo. Giorgio è un vero e proprio “giovanotto ultraottantenne”, instancabile amante dell’arte, propositore e innovatore di linguaggi sempre nuovi. Ma come nasce questa
forma d’arte? A raccontarlo è lo stesso maestro Pulselli, che descrive così l’origine di questa corrente: “In un cassetto pieno di scarti di circuiti, valvole, pile… alcuni pezzi si dispongono casualmente formando un oggetto di uso comune. Siamo nel 1975, quando ancora non si aveva sentore di quello che sarebbe stato lo sviluppo furibondo dei sistemi di comunicazione di massa. Questo fatto ha indotto molti a inserire questi resti elettronici in opere per tecnica mista, dando origine all’Elettronicismo”.
Tecnologia, consumismo e disagio
Questo messaggio artistico è semplicemente stupendo. Unisce magistralmente l’estro creativo a una forte nota di ecologia e di riflessione sul consumismo. Non si riferisce a una disciplina scientifica, bensì a una corrente visiva che esplora la contaminazione tra la tecnologia quotidiana e l’espressione estetica, trasformando i componenti elettronici (quasi sempre celati all’interno degli apparecchi) in soggetti di una sorprendente rielaborazione visiva. Inoltre, per realizzare le opere esposte in questa mostra, è stato utilizzato interamente materiale di riciclo, sia per quanto riguarda la plastica che per la carta, esaltando così al massimo i principi di sostenibilità ed economia circolare.
Eppure, dietro questa meraviglia estetica, si cela una critica profonda. Pulselli stesso ammette: “Da giovane più che 80enne, in me ha prevalso il senso critico, nato da una sorta di estraneità al sistema. Ho cominciato a percepire limiti e pericolosità nascoste nell’uso indiscriminato e senza alcun controllo delle nuove tecnologie. Le mie opere parlano di questo disagio e forse hanno la velata velleità di far riflettere sui rischi a cui stiamo andando incontro.”
Tra ecologia e genio creativo
Visitare questa mostra richiede di mettersi in gioco. All’inizio, le opere in tecnica mista, collage e cartapesta sembrano quasi senza senso. Poi, la bravura artistica di Giorgio ti mette davanti a un bivio: da una parte la riflessione estetica, dall’altra quella ecologista. Tra le tante opere esposte, c’è un pezzo in particolare che mi ha colpito dritto al cuore: il suo autoritratto, realizzato naturalmente in cartapesta. È un’opera che trasmette l’essenza stessa di questo artista-filosofo: un uomo che osserva il futuro con gli occhi saggi di chi ha visto il mondo cambiare, utilizzando i “rifiuti” del nostro tempo per denunciare gli eccessi di una modernità che corre troppo in fretta.
Non voglio dilungarmi oltre. Spero che chi guarderà le sue opere riuscirà a percepire questo stesso messaggio, il perché di questa critica al “sistema”. Vi invito caldamente ad andare a vederla prima della sua conclusione: lasciatevi sorprendere dall’Elettronicismo.
©MaurizioDiGiovancarloTusciaFotografia





























