

MILANO – Si chiude con una significativa riduzione delle pene il processo d’appello a carico dei presunti affiliati all’organizzazione criminale turca riconducibile al boss curdo Baris Boyun. La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha infatti riformato la sentenza di primo grado, accogliendo i ricorsi presentati dai collegi difensivi e rideterminando le condanne, che oscillano ora tra un minimo di un anno e sette mesi e un massimo di cinque anni e sette mesi.
L’inchiesta e il blitz nella Tuscia
Il procedimento nasce dalla vasta operazione interforze scattata il 24 maggio 2024, che aveva portato a numerosi arresti anche tra Viterbo e diversi centri della Tuscia, decapitando una presunta cellula attiva nel traffico illecito e nel supporto logistico all’organizzazione tra Italia e Turchia. Al termine della requisitoria dello scorso giugno, la Procura della DDA di Milano, rappresentata dalla pm Bruna Albertini, aveva richiesto una condanna a otto anni di reclusione per ciascuno dei 16 imputati che hanno scelto di procedere con il rito abbreviato.
L’impianto accusatorio e la decisione della Corte
La Procura aveva impugnato la sentenza emessa nel luglio 2024 dal GIP Domenico Santoro, contestando il mancato riconoscimento di alcune aggravanti ritenute fondamentali dall’accusa. Il primo grado si era concluso con un’assoluzione generale dall’accusa di “banda armata” (perché il fatto non sussiste) e con l’esclusione delle finalità di terrorismo e della transnazionalità dell’associazione.
Con la sentenza di secondo grado, la Corte d’Assise d’Appello ha confermato sostanzialmente l’impianto del GIP, respingendo le istanze dell’accusa e procedendo a una rimodulazione al ribasso delle pene.
Le posizioni dei singoli
Tra gli imputati figurano alcuni nomi legati al territorio viterbese. Il 30enne turco Caglar Senci, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, ha visto la propria pena passare dai cinque anni e otto mesi del primo grado agli attuali quattro anni, otto mesi e venti giorni. Riduzione di pena anche per Bayram Demir, 34 anni, residente a Nepi: la sua condanna scende da sei anni a quattro anni e otto mesi.

















