

VITERBO – Buongiorno Direttore, si fa un gran parlare di turismo e l’ultima intervista di Giulio Della Rocca al sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, che lei ha ripreso e pubblicato su La Fune, ne è la prova vivente: un manuale su come-dove-perché il fenomeno funzioni a meraviglia altrove, mentre qui da noi si aspetta ancora che qualcuno sbagli strada per veder comparire un turista.
Cerchiamo con ansia la “medicina” per far decollare questo territorio che, da qualche decennio, si ostina a farsi chiamare Tuscia, quasi volesse soffocare il brand storico di Etruria. Perché sì, spoiler: il territorio resta etrusco, nonostante i nostri avi abbiano seminato testimonianze ovunque e noi ce ne siamo dimenticati. Forse non lo usiamo come traino, o forse lo facciamo male, preferendo puntare tutto sulla Via Francigena (presa a caso) o sull’ultimo cammino di moda, ottenendo flussi turistici “a macchia di leopardo” che fanno sorridere un albergatore e piangere il suo vicino.
Nel frattempo, zitti zitti, sulla costa tirrenica dodici località della provincia romana — includendo i due “stranieri” Blera e Barbarano Romano — hanno deciso di fare sul serio. Hanno creato un’alleanza per lanciare Tarquinia come Capitale della Cultura 2028, con tanto di DMO (per i non anglofoni: Destination Management Organization). Il nome? Etruskey. Non brilla per originalità, ma quella “y” finale fa subito sentire tutti un po’ più internazionali, no?
Il progetto, intitolato “La cultura è volo”, è nato nel 2022 e sta effettivamente volando… verso Roma. Mi chiedo però perché non coinvolgere i borghi della Tuscia dove le tracce etrusche gridano vendetta, da Vulci risalendo per Tuscania, Viterbo e tutto il bacino del Lago di Bolsena, con Bisenzio e Grotte di Castro. Perché questa netta spaccatura? Mentre una parte del territorio arranca cercando soluzioni ecosostenibili e inclusive per non far morire i borghi, Tarquinia — che ho sempre considerato la perla della provincia — se ne va per la sua strada con un progetto tutto romano, escludendo il resto della Tuscia (termine che, peraltro, nei loro comunicati sembra quasi una parola da non pronunciare).
Caro Direttore, forse è colpa mia: ho sempre scritto nelle mie umili post sulle mie pagine social che Tarquinia era la città più bella e che poteva aspirare a grandi traguardi. Evidentemente mi hanno preso troppo alla lettera e hanno deciso di cambiare aria, lasciandoci qui a chiederci dove abbiamo sbagliato il “marketing”.

















