"Ma il capoluogo si è accorto che c'è il turismo?"
spagnetti
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C'è chi nel Viterbese sta acquistando vecchi alberghi. Chi li riempie. Chi mette in piedi servizi privati di navetta. Nella provincia. E il capoluogo anziché tirare la volata a tutto questo è sempre diviso, dilaniato dalla demagogia della politica, pronto ad assecondare i bisogni di potere di qualcuno piuttosto che soddisfare la propria crescita. Un tempo esisteva un detto poco onorifico: "Francia o Spagna purché se magna". Oggi a forza di pensare a Francia o Spagna ci stiamo dimenticando di quanto sia importante mangiare davvero, senza la flebo del partito di turno. 

EDITORIALE – Trovare gli articoli, a volte, è un po’ come andare a funghi. Giornalisti diversi possono passare nello stesso punto ma riempire i capagni in maniera diversa. Questo perché alla fine la notizia è negli occhi, come mi ha insegnato qualcuno più grande di me. E, proprio come quando vai a funghi, spesso hai la sensazione che siano stati loro a trovare te. Accade anche con le notizie.

Così, un lunedì pomeriggio, mi ritrovo a parlare, in un posto non solito a certi ragionamenti, di turismo. E mi ritrovo ad ascoltare storie di un imprenditore del turismo in terra di Tuscia. Uno che ci prova, che si muove. Dieci anni fa era andato in Toscana, a cercare di capire delle cose. “Oggi la Toscana fa 30mila passaggi sulla via Francigena nel suo territorio, noi siamo a 15mila all’anno (dato 2025 n.d.r). Ci troviamo esattamente dove stavano loro dieci anni fa. Sai cosa vuol dire?”. Ascolto ma non parlo, quindi ottengo altro discorso: “Ma a Viterbo si sono accorti che c’è il turismo? State sempre a litigare, a parlare male della città, di quello che accade. Neanche i numeri sapete leggere, vi dividete anche su quelli?”.

Continuo a non parlare. “Avevo un albergo, ho riprogettato le camere. Oggi è un ostello per i pellegrini. E non c’è solo la Francigena. Con un altro imprenditore del mio paese abbiamo messo in servizio una navetta. Sai cosa ci facciamo? Noi abbiamo la ferrovia e a San Giovanni no”. Intuisco dove mi può portare e scommetto: “Il cammino dei tre villaggi”. “Esattamente – tuona lui -. Mangiano da noi, dormono da noi e li portiamo sul cammino che inizia a Villa San Giovanni. Lì fanno colazione, pagano la credenziale del camminatore etrusco e prendono il panino per il pranzo. Qualcuno a Barbarano si ferma al ristorante. Lo capite che tutto questo, moltiplicato per migliaia, significa lavoro per i nostri paesi? E voi a Viterbo riempite i social di liti, di elucubrazioni sempre contro le cose che abbiamo. Mica ve lo meritate il ruolo di capoluogo”.

Mi chiede cosa penso degli etruschi. “Sono straordinari ma tirano poco”. Mi riprende subito: “Non è mica vero. La domenica porto sempre dei gruppi a Norchia, Grotta Porcina, etc”. Se non glielo fai sapere che ci sono queste cose … Sai come riempiono i toscani il loro tratto di Francigena? Con gli americani. Mica arrivano fino a Roma. Fanno solo il tratto toscano. Ecco perché loro quest’anno hanno avuto 30mila pellegrini e noi 15mila. Gli vendono pacchetti con le città storiche: Firenze, Siena, Lucca; e li fanno camminare 3-4 giorni sul tratto loro. C’è da imparare”.

Poi a un certo punto mi parla di un affare su un comune diverso dal suo, sempre nella provincia di Viterbo. Anche in questo caso un vecchio albergo caduto in disuso da tempo. Saluto e mi fa: “Vienici a trovare, ragioniamo. Ci dai qualche consiglio”. Ringrazio.

C’è chi nel Viterbese sta acquistando vecchi alberghi. Chi li riempie. Chi mette in piedi servizi privati di navetta. Nella provincia. E il capoluogo anziché tirare la volata a tutto questo è sempre diviso, dilaniato dalla demagogia della politica, pronto ad assecondare i bisogni di potere di qualcuno piuttosto che soddisfare la propria crescita. Un tempo esisteva un detto poco onorifico: “Francia o Spagna purché se magna”. Oggi a forza di pensare a Francia o Spagna ci siamo dimenticati quanto sia importante mangiare davvero, senza la flebo del partito di turno.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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