Ma i partiti politici dove sono? I "ragni" e la morte di tutto
razzi
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Che fine hanno fatto i partiti politici? Oltre a qualche salsiccia cucinata alla bene e meglio (nel peggiore dei casi non c'è neanche quella) fanno dell'altro. Le loro sedi sono vive? Soprattutto: ci sono?

La troppa plastica degli ultimi vent’anni ha forse ucciso per sempre i partiti politici e la loro azione sul territorio? La notizia su Viterbo Civica, con cui questa mattina abbiamo voluto aprire La Fune, ci serve da trampolino per entrare in una questione che reputiamo particolarmente importante. La domanda è: che fine hanno fatto i partiti politici? Dove sono nascosti?

La realtà dei fatti, a noi che capita di frequentare talvolta le loro sedi, ci lascia più e più volte perplessi. Sembra di entrare in luoghi morti o, nel migliore dei casi, in agonia. Che cosa sono i partiti sul territorio? Luoghi di dibattito? Luoghi dove si costruisce partecipazione e democrazia? O piuttosto sono i locali in affitto di qualche “potente” che di tanto in tanto vi si riunisce con le sue truppe cammellate? Più che luoghi democratici, di discussione e confronto, di produzione di idee e strategie sul territorio, le sedi dei partiti politici del Viterbese, ma il discorso reputiamo possa valere per tutta Italia, sono nel migliore dei casi posti di ratificazione di decisioni prese altrove. Ratificazioni, tra l’altro, scarsamente partecipate e, a quanto pare, sempre meno entusiasmanti.

I partiti sono diventati come fabbriche, dove diversi livelli di operai (meglio se poco specializzati) eseguono disegni calati dall’alto dai veri ingegneri della politica. Salvo poi sventolare nomi e foto del passato, tanto per fare un po’ di fumo. Ammazzando il confronto vero, la democrazia, svuotando di senso i partiti i soliti “ragni” possono avere gioco facile e imporre (avvalendosi del simbolo e del consenso sempre più di plastica raccimolato alle elezioni di turno) le proprie posizioni. Insomma la politica è morta. Sempre più roba di pochi, con pugni di comparse a fare teatro intorno. Così non nasceranno mai nuovi leader, così non ci sarà mai un futuro vero e di prospettiva. Non si dica che nell’arena della politica viterbese sono entrati tanti giovani. Che peso hanno? Quanto spostano l’asse delle decisioni? Ma soprattutto sono autodeterminati o eteroeletti?

Su questo scenario la politica che può vedere la luce è sempre poco feconda e difficilmente redditizia per la collettività e per il territorio. Sarà forse il caso d’invertire la tendenza? Sarebbe interessante capire cosa ne pensano di queste parole i segretari e i coordinatori dei diversi partiti politici operanti sul territorio. Li invito a scrivermi (roberto.pomi@lafune.eu), pubblicheremo i loro eventuali pensieri. Anche questo potrebbe essere l’inizio dell’apertura di un dibattito su un tema vitale.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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